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    Dark Steampunk

    Niente spoiler sulla trama in questa recensione ma solo sensazioni, impressioni, quelle che lo stile di Tonani punta a stimolare prima di tutto. I sensi sono infatti i protagonisti indiscussi delle sue descrizioni, e lo fanno molto spesso stimolando disgusto e fastidio per creare la giusta ambientazione. Borborigmi e flatulenze meccaniche, ruggine e polvere che grattano in gola, schegge di metallo taglienti e roventi, oscurità oleosa e densa come morchia, tenebra puzzolente e claustrofobica lacerata, nella migliore delle ipotesi, dalla comparsa di un disco solare in cielo che è il tuorlo di un uovo rancido. Questo lo scenario... E poi meccanismi all'apparenza obsoleti, degni della minuteria di un placido orologiaio del XIX secolo, sono invece artefatti così complessi che nessun eroe individuale potrà mai pensare di scoprirne i segreti. Una tecnologia troppo lontana, inconoscibile a un'umanità ormai abbrutita e irrimediabilmente inadeguata, per sempre. Tonani inventa una sorta di simbiosi con la macchina che sottintende però una strisciante schiavitù: l'uomo che crede di pilotare ciò che invece è costretto a servire, ossia le navi rotate delle dune, capolavori di uno steampunk sui generis che tramuta la scienza degli ottoni e del vapore, semplice e comprensibile poiché ripulita da ogni "orrore" informatico e/o elettronico, in una serie di ingranaggi affamati di sangue, un orrore "olistico" che vincola a sè uomini e animali infettandoli con morbi metallici, che lubrifica i propri meccanismi con sangue e alimentandoli con cuori pulsanti - alla Frankestein! Questo fino al punto di tramutare l'umanità in penosi androidi metallici strappacuori - versioni dark dell'uomo di latta del mago di Oz - o in fantasmi che vivono nella struttura stessa del metallo. Una meccanica più che arcana e misteriosa, quindi... ma pericolosamente malefica. E' difficile ricordarsi che siamo nello spazio, su chissà quale pianeta anticamente colonizzato dall'uomo; ma è non la roccia che si calpesta il nemico, giacché aliena appare solo la nave, non il pianeta, perché Mondo9 coi suoi deserti, calotte polari e foreste pluviali non regala mai al lettore quella sensazione di ostilità xenofobica estrema, tipica di altri mondi della letteratura sci-fi - Dune, ad esempio - e ciò anche a dispetto dei carnosi fiori mangiaruggine o dei banchi di sabbia pirica. Non bastano due lune per fare di Mondo9 un luogo di cui diffidare... Ma questo avviene non per una mancanza dell'autore, nossignore. Ripeto, infatti, che tutto quanto di sospetto e pericoloso esiste su Mondo9 ha a che fare col metallo e l'intero pianeta si riduce sempre e comunque ad essere il mero antro di codesto mostro malvagio, il giardino dei suoi maligni giochi. L'ambientazione è, come è d'uopo in tutti i racconti, solo accennata; ciò nonostante ho provato quasi le vertigini davanti alla vastità sottintesa a quei veloci riferimenti, a quel mondo esistente al di là della sola città portuale o della schiavitù umana a bordo delle navi. Ai regni, nazioni, città, potentati che esistono su Mondo9 - devono! - al folklore al di là del nomadimo tribale, ai costumi così astrusi e alieni di un'umanità siffattamente legata alla meccanica cosciente del metallo, tale da aver dovuto generare chissà quali e quanti adattamenti sociali e culturali quantomeno... esotici. Una nota di favore va altresì alla scelta dei termini, una sequela di splendidi arcaismi gergali e di nomi propri dalle sonorità indiscutibilmente arabe e spagnole, che da una parte evocano "reconquista", "limpieza di sangre" e la serietà mortale e bigotta della Spagna dei conquistadores e dei capitani dei galeoni sulle prime rotte oceaniche; mentre dall'altra fanno venire in mente i Fremen duri e letali allevati da Herbert tra le dune dell'Arabia spaziale di Arrakis. A mio parere siamo davanti a un raro esempio di letteratura fuori dagli schemi, sia per le tematiche che per il genere - che potremo definire "dark steampunk" - ma anche e soprattutto per lo stile della scrittura. Decisamente al di là dei dettami della scrittura creativa importata, v'è qui la traccia di un impegno genuino, un afflato quasi "poetico" nelle parole vergate da Tonani. Le descrizioni che aggrediscono i sensi sono eseguite delle volte con il più elegante e aulico tra i vocabolari, altre volte con termini lasciati isolati da una punteggiatura forsennata e rabbiosa, dal ritmo elevato come quello di una macchina che viaggia con inserita una marcia troppo bassa. Solo i discorsi diretti lasciano riposare la mente del lettore, liberandolo dal piacevole sforzo dell'immaginazione insistente: dialoghi semplici, forse anche banali, quasi "televisivi"... ma in fondo nient'altro che quello che ci si aspetta possa uscire dalla bocca dell'umanità distrutta di Mondo9, avvilita e condannata a vivere per sempre all'ombra del metallo.
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    Sabbia, ruggine e sangue

    Dario Tonani è uno dei pochi autori italiani di respiro internazionale, in un genere per lo più negletto in patria ma che all'estero ha ancora tanti estimatori. E gli estimatori di Tonani sono anche i più prestigiosi tra i suoi colleghi. D'altra parte, basta leggere le Cronache di Mondo9 per rendersene conto: nate come racconti singoli, riuniti insieme con la formula del fix-up, dimostrano come anche in narrativa il totale possa essere maggiore alla semplice somma delle parti. Una somma vibrante, fatta di sabbia (ma non solo!), ruggine e sangue, con richiami al mondo cinematografico e una strizzata d'occhio all'horror, "impersonificato" da un ambiente ostile e, soprattutto, dalle possenti macchine che solcano mari ben lontani dall'essere fatti d'acqua. In questo scenario, l'uomo è quasi un intruso, un piccolo granello che lotta per sopravvivere. E non sempre ci riesce. Ma al lettore viene data la ghiotta opportunità di stare al fianco dei vari protagonisti ed essere testimoni di storie che colpiscono e fanno emozionare: quello che ogni scrittore vorrebbe ottenere, un obiettivo che Tonani raggiunge con una straordinaria padronanza di mezzi, frutto di un grande talento e di un duro lavoro. Consigliatissimo.
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    Uno dei migliori scrittori SF italiani!

    Uno dei migliori scrittori italiani con uno dei suoi capolavori, lo consiglio a tutti gli amanti steampunk e SF
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    Crudo e poetico. Un viaggio intenso

    Le cronache di Mondo9 sono state per me un viaggio difficile ed emotivamente tortuoso. Complicato esprimersi in termini generali sulla qualità e la forza delle storie raccolte in questo volume senza dare anticipazioni sul contenuto del libro. La prima sensazione? Dopo poche pagine ho pensato a Cronache marziane, non tanto per i contenuti, ma per le modalità espressive. La narrazione è coerente, chiara e intensamente poetica. Lessico medio alto, sensibile e sensoriale. C'è tanta poesia da far digerire tutta la crudezza che non lascia scampo riga dopo riga. Su Mondo9 incontri l'anima delle cose che lotta per la sopravvivenza in scenari dove la sopravvivenza è un privilegio di pochi. Vedi e senti pulsare la vita delle navi che di carni e cuori si alimentano Senti la durezza di certe immagini negli occhi; senti la pelle degli umani che viene trasformata da un morbo sconosciuto e imprevedibile.. Mondo9 è una pianeta ai limiti dell'immaginazione dove Tonani probabilmente si trova e da lì ci racconta le sue storie.
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