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Aspettando cinque opere inedite di J.D. Salinger

Di Nicola Villa • gennaio 02, 2019

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Per prepararmi a festeggiare i cento anni di J.D. Salinger, nato a New York il primo gennaio del 1919, ho cercato su Kobo i suoi quattro capolavori per rileggerli: il suo unico romanzo Il giovane Holden e le tre raccolte di short stories Nove racconti, Franny e Zooey e Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione. Dopo un primo momento di disorientamento, non mi sono molto sorpreso nello scoprire che non esiste la versione digitale dei libri di Salinger e ho pensato di ritrovarmi in una situazione molto “salingeriana”. L’opera di uno scrittore — ritiratosi radicalmente dalla vita pubblica appena due anni dopo la pubblicazione del suo primo libro e che si è sempre impegnato a sfuggire dalla visibilità mediatica — non può che essere sfuggente a sua volta. Sta qui un motivo di grande fascino per J.D. Salinger, il primo scrittore moderno che ha fatto del rifiuto all’esposizione pubblica e a una notorietà planetaria un paradossale elemento di forza per accrescere il suo mito. Senza l’esempio di Salinger forse non potrebbero esistere neanche quelli di Elena Ferrante o Thomas Pynchon, autori che rivendicano politicamente il rifiuto a comparire in pubblico come base della loro poetica.

Come ha scritto Jonathan Safran Foer “Salinger ha incarnato l'ideale dell'America individualista e trasgressiva, che si ribella alla cultura di massa e alle convenzioni sociali”.

In rete è disponibile una delle biografie più attendibili di Salinger scritta da Shane Salerno e David Shields nella quale si legge che prima della sua morte, avvenuta nel 2010, lo scrittore ha fondato una società con precise istruzioni di difendere in futuro la sua proprietà intellettuale, le sue opere, da qualsiasi manipolazione, soprattutto cinematografica. È per questo che non esistono versioni digitali, se non piratate, dell’opera di Salinger o audiobook autorizzati e men che meno film tratti dai racconti e dal Giovane Holden per il quale in passato Salinger ha rifiutato le avances di registi del calibro di Billy Wilder e Elia Kazan.

Tanto è vero che Salinger si ritirò per motivi nevrotici e misantropi, quanto è vero che la gestione della sua figura pubblica, le pochissime “emersioni” concesse come le pochissime interviste o lettere diffuse o i tre racconti giovanili riscoperti (I giovani pubblicato da Il Saggiatore), sia stata sempre un calibrato e abile modo per accrescere il suo mito per i contemporanei e per i posteri. Salinger è stato, per certi versi, il primo scrittore a capire pienamente la forza del marketing, rifiutando le regole che il mercato e la comunicazione gli volevano imporre. Come ha scritto Jonathan Safran Foer “ha incarnato l'ideale dell'America individualista e trasgressiva, che si ribella alla cultura di massa e alle convenzioni sociali”.

Secondo Salerno e Shields, a cinquant’anni dalla sua morte, ma forse anche prima, a partire dal 2020, vedremo pubblicate, centellinate, cinque nuove opere di Salinger: riguarderebbero cinque storie del ciclo della famiglia Glass; un romanzo basato sul matrimonio con la prima moglie Sylvia; una memoria in forma di diario sul controspionaggio nella Seconda guerra mondiale; un manuale sulle storie Vedānta, un ramo del buddismo a cui lo scrittore aveva aderito; altre storie sulla vita di Holden Caulfield.

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Figlio di un commerciante ebreo di Park avenue, la vita di Salinger è stata segnata dalla Seconda guerra mondiale a cui partecipò dallo sbarco in Normandia fino al controspionaggio in Germania, passando per la liberazione di Parigi dove conobbe Hemingway a cui fece leggere dei capitoli del suo manoscritto ricevendo incoraggiamenti. La guerra, soprattutto le cause sulla psiche e il ritorno a casa traumatico come scrisse nel racconto Per Esmé con amore e squallore “senza tutte le facoltà intatte”, è un tema ricorrente della sua opera, come l’ossessione morbosa per il sesso e per le relazioni soprattutto con donne più giovani.

Lo scrittore francese Beigbeder Frederic ha ricostruito in una appassionante inchiesta letteraria la cruciale storia d’amore che Salinger ebbe con Oona O'Neill, figlia del celebre drammaturgo americano e premio Nobel, cruciale perché ispirò lo scrittore nella lunga stesura di più di dieci anni del Giovane Holden. La O’Neill, dopo aver lasciato Salinger per lettera all’alba del D-Day, scappò a Los Angeles dove conobbe e sposò Charlie Chaplin con cui ebbe otto figli.

La pubblicazione del Giovane Holden è un evento unico della storia del romanzo americano: si calcola che alla sua uscita, nel 1951, abbia venduto 60 milioni di copie e ancora oggi sia il libro più apprezzato dagli studenti e gli adolescenti che si avvicinano alla lettura, in testa alle classifiche di gradimento insieme a Il buio oltre la siepe di Harper Lee, un altro classico istantaneo del secolo scorso. Le ragioni del fascino che ancora esercita sui lettori sono principalmente due: la prima è stata proprio quella di aver interpretato il ruolo moderno dello scrittore, paradossalmente, attraverso la propria sparizione pubblica; la seconda di aver inventato un linguaggio moderno letterario dei personaggi adolescenti.

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Si può dire che prima del Giovane Holden gli adolescenti occidentali non abbiano avuto una loro propria lingua riconoscibile. Se è vero che il Novecento è stato il secolo dei giovani, l’epoca in cui sono stati inventati come soggetto culturale e sociale (come sostiene Jon Savage), Salinger è stato lo scrittore giusto al momento giusto: nessuno prima di lui ha saputo raccontare la condizione giovanile dal suo interno, calarsi in un linguaggio vivo che ancora oggi scandalizza e interpretare l’irrequietezza e il desiderio di contestare la società che dagli anni Cinquanta in poi ha contraddistinto il movimento giovanile.

Ancora oggi Il giovane Holden è un’opera che sconvolge per la modernità del linguaggio. Le traduzioni italiane, la prima storica è un po’ datata di Adriana Motti e quella recente di Matteo Colombo, hanno rappresentato una sfida per i traduttori che si sono dovuti confrontare con una lingua inedita, ideando delle formule e censurando le parolacce (nell’originale quasi duecento). Tra le altre traduzioni illustri spicca quelle di Carlo Fruttero dei Nove racconti.

Ancora oggi Il giovane Holden viene letto come un’opera di culto, di riconoscimento giovanile, un anti-romanzo di formazione che contesta la tradizione, basti pensare all’incipit in cui si rifiuta l’influenza del David Copperfield di Charles Dickens. Tuttavia la sua forza risiede soprattutto in un linguaggio che ha saputo resistere nel tempo. Anche la capacità di entrare nell’immaginario come apologo dell’adolescenza lo accomuna a opere più poetiche che realistiche come Il piccolo principe: ad esempio l’episodio che dà il titolo originale al libro The Catcher in the Rye è un’immagine potente che travalica il senso stesso, quella di un ragazzo che riesce ad acchiappare/salvare dei bambini destinati a cadere in un burrone da un campo di segale. Oppure la domanda apparentemente ingenua “che fine fanno le anatre quando congela il laghetto di Central park” ha dei risvolti metafisici.

Per questo e altri motivi l’opera di questo autore resterà per molto tempo ancora. Cento anni di J.D. Salinger non sono quelli che sono passati ma quelli che abbiamo davanti.

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Nicola Villa (1984) vicedirettore del mensile Gli asini, ha collaborato con l'Indice e minimaetmoralia.

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