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Donne sacre

Di Adriano Ercolani • aprile 26, 2024Conversazioni

Il tema della riscoperta del sacro femminile è stato uno dei filoni più interessanti e dibattuti della storia delle religioni e dell’antropologia dell’ultimo secolo. A partire dagli studi ottocenteschi di Bachofen su mito e matriarcato, passando per Frazer (Il ramo d’oro), e gli studi di Jung (e dei suoi collaboratori e allievi, da Neumann, La Grande Madre, a Campbell, Dee. I misteri del divino femminile), le suggestioni poetiche di Robert Graves ne La Dea Bianca, fino alle celebri, e controverse, tesi archeologiche di Marija Gimbutas (ricordiamo Il linguaggio della Dea).

Numerose pubblicazioni, di vario livello e spessore, si sono avvicendate negli anni. Personalmente, ho avuto modo di presentare e commentare numerosi saggi sul tema, in occasione di una serie di conferenze tenute per il recente centenario di Shri Mataji Nirmala Devi, e ho trovati tra i testi più interessanti e completi, pur nei limiti di un saggio divulgativo, il recente Donne sacre. Sacerdotesse e maghe, mistiche e seduttrici (il Mulino) di Franco Cardini e Marina Montesano.

Il pregio fondamentale del libro è conciliare la notevole erudizione dispiegata dagli autori in pagine densissime di rimandi e citazioni con un piglio vivace, brillante, per nulla tedioso: si parte dalle “figure del mito, figure della storia”, affrontando i modelli mitici delle religioni abramitiche, si prosegue recuperando i diversi volti dell’archetipo femminile nei culti pagani (da Demetra/Cibele alle sacerdotesse “feroci” e alle dee maghe) per arrivare al “trionfo e paradosso” di Maria Vergine Madre, per proseguire con il fenomeno formidabile delle mistiche medievali, poi la grande Teresa d’Avila, confrontate (non assimilate) con consapevole spregio dei paletti mentali alle sciamane asiatiche e la dimensione fatata e stregonesca. Per finire, una arguta quanto pertinente carrellata di figure della storia moderna, dalle dame rinascimentali ai miti pop odierni, che testimoniano, in maniera differente, la persistenza, o la degradazione, della potenza dell’archetipo.

Non ci aspettavamo di meno da autori di questo calibro. I due autori hanno risposto di comune accordo con un’unica voce alle domande che gli abbiamo posto sul loro ultimo saggio.

Donne sacre: Sacerdotesse e maghe, mistiche e seduttrici di Franco, Cardini, Marina, Montesano

Donne-dee, sacerdotesse, mistiche; guaritrici, veggenti, donne fatate e donne fatali; figlie del Sole e della Luna, e infine una bambina di Nazareth che diventa la Vergine Madre di Dio. Che cosa si cela dietro queste figure femminili umane e divine, sospese tra mito e storia, passato e futuro, Oriente e Occidente?

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Benché rimosso teologicamente, come aspetto divino, dalle principali religioni monoteistiche, il sacro femminile è sempre stato venerato nella devozione popolare e, spesso, recuperato in maniera centrale dal punto di vista iconografico. Qual è il motivo? C’è un legame ancestrale che lega il femminile alla sfera del sacro e del mistero?

In effetti questo è stato uno dei punti di partenza dell’ideazione e della scrittura del libro: come mai le donne, meno rappresentate degli uomini nei contesti istituzionali che ‘gestiscono’ il rapporto con il divino, sono invece maggiormente presenti quali tramiti non-istituzionali? Non pretendiamo di aver dato una risposta complessiva o definitiva a queste domande, ancora ci chiediamo se sia una forma di compensazione, oppure se la radice sia in fondo biologica: l’essere umano, che sia di sesso maschile o femminile, nasce da una donna, dunque il femminile diviene immediatamente prevalente nella nostra concezione della fertilità; e i culti di fertilità sono tra i primi attestati, come mostra l’iconografia delle Grandi Madri. Talvolta la compensazione è più evidente, come nel culto mariano in ambito cristiano, ossia in un contesto dove sia per origini sia per sviluppi storici il divino sideclina al maschile, ed ecco che nel culto emerge una figura di grande, suprema mediatrice, che eredita, sebbene con specificità tutte sue, molti elementi di sacralità pre-cristiana.

Potremmo dire che il culto delle dee madri è, in qualche modo, alla radice dei Misteri e, quindi, etimologicamente collegato all’esperienza mistica in sé?

Inizialmente il cristianesimo è stato nemico dei culti misterici che l’hanno preceduto, sebbene magari favorito dalla loro presenza nel suo ingresso nell’impero romano. È tuttavia una mistica, quella che queste divinità misteriche incarnano, diversa da quella che vedremo in atto in epoca cristiana, con i grandi esempi – tra quelli da noi trattati – di Ildegarda di Bingen o di Teresa d’Avila. Nel libro cerchiamo di seguire, per quanto possibile, due linee di indagine differenti: quella storica non può che guardare alle differenze e alle discontinuità, mentre quella fenomenologica –imprescindibile se si parla di “donne sacre” – guarda piuttosto alle continuità, come in questo campo. Non c’è poi soltanto un misticismo cristiano, e attraverso alcuni esempi (come quello di Kimpa Vita) abbiamo provato a dare un saggio dell’estrema varietà di queste esperienze.

In che modo il recupero “femminista” del culto della Dea Madre ha portato a una renaissance degli studi sul tema, ma anche, in che modo, ne ha eventualmente alterato la realtà storica?

La duplicità che lei giustamente coglie è propria di tutti i fenomeni di revival-riscoperta ecc. Avviene per esempio anche con il tema della stregoneria. L’interesse del pubblico consente a un filone di studi di prosperare, è innegabile, ma allo stesso tempo è necessario precisarne i contorni storici che non sempre coincidono con quelli dell’immaginario contemporaneo. È il caso dell’interesse del femminismo per la casistica di divinità o comunque personaggi dell’universo femminile del passato, magari remoto. L’importante è non andare sempre alla ricerca di ‘radici’, magari inesistenti. Sposiamo in questo la lezione di Marc Bloch quando metteva in guardia dall’ ‘idolatria delle origini’ (in Apologia della storia).

Qual è il rapporto archetipico della Vergine Madre cristiana con le dee pagane, egizie e greche, Iside e Cibele in primis?

Come accennavamo anche prima, ci sono funzioni che il culto della Vergine Maria assume, che la pongono in relazione con queste divinità. C’è anche un’iconografia che eredita elementi del passato: pensiamo alle somiglianze fra Iside che tiene in grembo e talvolta allatta Horus da una parte, alle Madonne con Bambino (e magari alle Madonne del Latte) dall’altra. Ancora una volta, Maria eredita certe funzioni di protezione e di intermediazione che rinviano a questi grandi archetipi, sebbene quando parliamo storicamente del suo culto, è necessario ricordare che su di esso si sono anche proiettati interessi politici, sociali, culturali, che sono parte del loro tempo.

La “belle dame sans merci” di Keats o la femme fatale incarnata come diabolico Angelo Azzurro da Marlene Dietrich possono essere lette come rovescio, non solo, della donna angelicata/angelicante ma come Ombra della Grande Madre, l’aspetto oscuro e oppressivo di cui parlava Erich Neumann?

I simboli, lo sappiamo, hanno dalla loro il vantaggio della polisemia, dunque certamente possiamo leggere questi e altri esempi in più di una chiave soltanto. Tenendo presente che, al di là di chi ha creato e incarnato tali immagini, esiste l’ampio spazio della fruizione, dove ciascuno di noi proietta, sia come parte di una collettività, sia individualmente, attese differenti e articolate. Per quanto sappiamo a proposito dell’inconscio, la Madre è già tutto questo: è rifugio e terrore, è accogliente e oppressiva. La dimensione del sacro spesso non è una dimensione rassicurante.

In che modo l’elemento sessuale è stato usato nei secoli come strumento di colpevolezza per stroncare come “i fermenti sciamanici sopravvissuti nell’era cristiana”?

I fenomeni di stregoneria così come vengono elaborati nel corso del Tardo medioevo e poi soprattutto nel Rinascimento, si devono a influenze culturali diverse. In alcuni contesti gli elementi sciamanici si vedono, in altri sono assenti. L’interesse per la dimensione sessuale della donna è un motore straordinario della “caccia alle streghe” (sebbene non certo l’unico) che spesso si coglie nei processi, per esempio quando si parla dei poteri di controllo sulla natura e sugli esseri umani, e soprattutto nel grande tema del Sabba, quando si immagina che la donna si unisca sessualmente al demonio.

Elémire Zolla nel suo saggio sull’Androgino inseriva David Bowie nei panni di Ziggy Stardust tra le manifestazioni contemporanee dell’archetipo, voi nelle ultime pagine citate numerose figure degli ultimi anni (da Margaret Thatcher a Nina Simone), anche viventi (attrici come Meryl Streep, atlete come le sorelle Williams, persino attiviste come Greta Thunberg). Pur nelle spinte contrastanti che agitano tali figure, pensate che nel loro diverso carisma soffi comunque, inconsciamente, lo spirito del Sacro Femminile?

Certamente tutte possono essere figure archetipiche, sebbene quasi sempre meno rilevanti di David Bowie! Lo sono tuttavia in forme diverse dal passato. La domanda qui è cosa sia restato del Sacro Femminile quando il Sacro ormai non lo vediamo più e non sembra far parte della nostra dimensione culturale di Occidentali. Allora le figure di donne citate sono quelle che ci paiono aver varcato il limite del quotidiano, dell’atteso: una ragazzina che diviene, magari per un breve stagione, il simbolo di una campagna così importante qual è quella per l’ambiente. Un’attrice come Meryl Streep, che va oltre tutte le previsioni di riuscita nella carriera da vincere per decenni qualunque premio. Le sorelle Williams che trionfano in un tennis fino ad allora prevalentemente ‘bianco’, nonché tendenzialmente classista, battendo ogni record. La voce di Nina Simone che muove corde (dell’animo?) che nemmeno pensavamo di avere. Persino Margaret Thatcher, non simpatica e che non apprezziamo politicamente, ma che ha segnato un’epoca. Ecco, queste sono donne andate ‘oltre’ ciò che era lecito attendersi da loro. Se siano o meno l’ombra del Sacro, lasciamo che siano lettrici e lettori a dirlo.

Donne sacre: Sacerdotesse e maghe, mistiche e seduttrici di Franco, Cardini, Marina, Montesano

Il mistero, scaturito da una grotta preistorica e da una figurina di pietra dai grossi seni alta pochi centimetri, arriva a madre Teresa di Calcutta e alle "divine" del Novecento, di cui forse Greta Garbo ed Evita Perón rappresentano il fascino che sfiora i limiti dell'umano. È tempo di andare al cuore di questo grande archetipo, che nella cultura moderna continua a conservare i tratti che gli hanno prestato Botticelli e Raffaello. In queste pagine le donne parlano con Dio, con i demoni, con i morti. Il Sacro femminile come pietra di inciampo che segna tutta la nostra storia.

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Adriano Ercolani è si occupa da oltre vent’anni dei rapporti tra cultura occidentale e orientale. È tra i fondatori deI movimento internazionale Inner Peace, collabora al progetto filosofico Tlon e pubblica regolarmente interventi e approfondimenti su numerose testate.

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