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I libri da leggere: Julio Cortázar

Di Goffredo Fofi • aprile 29, 2019I libri da leggere

Un secolo di letture raccontate da Goffredo Fofi


Julio Cortázar è nato nella periferia di Bruxelles nel 1914 mentre in Europa si stava scatenando la prima guerra mondiale, ed è morto settantenne a Parigi nel 1984. Vi è sepolto nel cimitero di Montparnasse che accoglie, tra le altre, le spoglie di molti grandi francesi (Baudelaire, Maupassant, Soutine, Resnais, Man Ray, Sartre e Beauvoir eccetera), ma anche di molti grandi ospiti della Francia e della città, come Samuel Beckett o Joris Ivens. Eppure Cortázar è stato uno scrittore argentino a tutto tondo, impensabile fuori di una città come Buenos Aires, scenario della maggior parte delle sue opere come lo era di un altro grande argentino internazionale, argentino-europeo quale Jorge Luis Borges. Borges apparteneva a una generazione predente a quella di Cortázar e aveva propensioni più metafisiche di quelle di Cortázar e di altri seguaci, i punti di riferimento nella sua formazione culturale erano anche inglesi e spagnoli e italiani, più in generale europei, mentre per Cortázar contarono molto anche gli americani e, a Parigi, il gruppo di “letteratura potenziale” Oulipo, formato da quasi coetanei vicini a lui per ispirazione e per modelli di scrittura, di una libertà che aveva molto appreso dalla tradizione della letteratura fantastica e dal surrealismo: Queneau, Perec, il nostro Calvino, la cui influenza è arrivata indubbiamente fino al cileno Bolaño, che poteva dirsi nipote e figlio di Borges e di Cortázar.


«Cortázar ha imparato molto non solo da Borges, ma anche da Roberto Arlt, che un tempo era quasi d'obbligo contrapporre a Borges»


La loro era una letteratura spesso veloce, arditamente speculativa, talora ironica e autoreferenziale ma insieme sperimentale e comunicativa, e ha dato risultati eccellenti prima nel racconto che nel romanzo. E, quando nel romanzo, nelle sue forme più composite e più ardite, o più sintetiche o più cerebrali. Cortázar in particolare ha imparato molto non solo da Borges, ma anche da uno scrittore perfettamente buenarense, Roberto Arlt, che un tempo era quasi d'obbligo contrapporre a Borges: Arlt popolare e politico, piccolo-borghese e proletario, contro Borges aristocratico (più tardi, un erede irriverente di Cortázar sarà Manuel Puig, e uno a cavallo tra Borges e Arlt sarà Ricardo Piglia).

Cortázar ha esordito in gioventù con un romanzo che era bensì fatto di tante storie legate tra loro, Il viaggio premio, ripescato dopo il suo capolavoro Rayuela (1963, in italiano Il gioco del mondo, un gioco infantile che in certe nostre regioni è chiamato anche “la campana”). Eppure gli scritti di Cortázar che si ricordano di più sono i racconti, perché è proprio nel racconto che, un po' come Borges, Cortázar è stato un maestro grandissimo, un rinnovatore al pari di Hemingway prima di lui e di Raymond Carver nei suoi stessi anni.

Tra le raccolte: Bestiario (1951), Fine del gioco (1956), Le armi segrete (1959), Tutti i fuochi il fuoco (1966), Ottaedro (1974), Uno che passa di qui (1977), Un certo Lucas (1979), Tanto amore per Glenda (1984)... Li ha messi egregiamente insieme Ernesto Franco, in Italia, in un bellissimo volume einaudiano: Racconti, 1990. Forse il più famoso di questi testi è Il persecutore, pubblicato anche autonomamente, ispirato alla non facile esistenza di un maestro del jazz, Charlie Parker.

Il jazz. Un accompagnamento musicale più consono alle opere di Cortazar di quando non fosse il tango, o incrociato col tango... Come nei classici racconti dell'Ottocento, spesso il finale di quelli di Cortazar è sorprendente, sempre rispondente a quella necessità che un grande poeta, William Carlos Williams, considerava fondamentale nello scrivere un racconto: che vi si desse, a un certo punto e non necessariamente nel finale, “un pugno in faccia” al lettore: l'elemento della sorpresa, dell'inatteso doveva esservi assolutamente presente... Spesso questa sorpresa nasce dal loro scivolare dal reale verso il fantastico, o da uno sguardo sulla realtà che si trova coinvolto e catturato da quel che la realtà può nascondere di strano, di conturbante, di di inquietante. Il lettore deve essere coinvolto, chiamato in causa, tenuto sul chi vive...

«Mentre Borges era scettico nei confronti della storia ma non di quella della cultura, Cortázar ha creduto nel cambiamento, e diciamo pure nelle rivoluzioni»


Dai racconti di Cortázar sono stati tratti spesso dei film importanti e, a dimostrazione di quanto egli sia stato letto e amato nel nostro paese, ricordo due dei migliori che mi vengono in mente: Blow-up, il capolavoro di Michelangelo Antonioni da Le bave del diavolo (l'ingrandimento di una fotografia svela una realtà ben diversa da quella che si era percepita col solo aiuto degli occhi), e L'ingorgo di Luigi Comencini da L'autostrada del Sud (un ingorgo mostruoso e che sembra non aver fine provoca storie diverse, incontri imprevedibili, tanta aggressività ma a volte anche solidarietà). Questo racconto ha ispirato anche un altro grande film. stavolta in Francia: Week-end di Jean-Luc Godard, un film più feroce di quello di Comencini.

Le intuizioni del “nuovo” popolano i racconti di Cortázar, le paure tecnologiche, quelle ecologiche, quelle antropologiche, mentre nei suoi racconti Borges affronta, si può dire, l'eterno e quanto la letteratura ha saputo consolidare dell'intimo della storia della cultura...

Mentre Borges era scettico nei confronti della storia ma non di quella della cultura, Cortázar ha creduto nel cambiamento, e diciamo pure nelle rivoluzioni, ed è stato molto vicino a quella cubana e alle guerriglie guevariste che, per un certo tempo, hanno infuocato l'America Latina prima di venir sconfitte dal peso del potere (dei poteri, con alle spalle il moloch nord-americano). Gli si devono importanti e generosi interventi decisamente politici, raccolti per esempi in Ultimo round e altri scritti politici 1966-1983 da una rivista degli anni ottanta di cui sono stato direttore, “Linea d'ombra”, che ha avuto in Cortázar uno dei suoi geni ispiratori.

Non l'ho conosciuto, ma ricordo perfettamente di averlo incrociato più di una volta a Parigi, nella zona di Saint-Germain che frequentava. Non ho mai osato fermarlo e presentarmi, anche se, dopo la sua morte, la sua prima moglie Aurora, che ho avuto la fortuna di conoscere, e Chichita Calvino che è stata grande amica di entrambi (e di Borges) mi hanno detto che sarebbe stato certamente contento di scambiare due chiacchiere con un suo estimatore italiano, che per di più era anche, per il tramite della rivista, un suo editore... Mea culpa.

Goffredo Fofi (1937) è scrittore, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale. Dopo aver contribuito alla nascita di storiche riviste quali i Quaderni piacentini, Ombre rosse e Lo straniero, attualmente si occupa degli Asini.

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