Skip to Main Content
Immagine di copertina

Leggere NERO

Di Federico Di Vita • febbraio 14, 2020

Nel 2018 sono arrivati in libreria i primi volumi di NERO on Theory – il cui acronimo, piuttosto polisemico, è NOT – una serie di libri pubblicati da una casa editrice che si occupa dal 2006 di arte contemporanea e che, in una veste decisamente postmoderna, ha portato nel nostro paese un set di temi che pareva sfuggito a gran parte dell’editoria nazionale. Tra i vari spunti che visti da una certa distanza costituiscono un insieme particolarmente eterogeneo figurano: accelerazionismo, filosofia contemporanea, xenofemminismo, marxismo radicale, occultismo pop e demonologia: tutto ciò ha saputo suscitare un interesse notevole nell’ambito culturale italiano, facendo parlare qualcuno, più o meno scherzosamente, di egemonia (ma se date un’occhiata a varie classifiche di qualità - esempio - uscite nel corso degli ultimi due anni troverete sempre alcuni dei libri di NOT nelle prime posizioni). Dato che a occhio e croce io per primo ho letto più o meno la metà di questi libri, mi è sembrato il caso di porre qualche domanda a Valerio Mattioli, editor di NERO, sulla genesi e sull’identità di questa avventura editoriale.

Complotto! di John Higgs

Quella dei KLF è senza mezzi termini la storia più assurda, delirante e incomprensibile dell’intera storia della musica pop. All’inizio degli anni Novanta erano tra i più famosi produttori di musica house e i loro singoli finivano in cima alle classifiche di mezza Europa. E allora cosa li spinse a prendere dal loro conto in banca un milione di sterline per poi dargli fuoco, in un insensato falò di banconote sonanti?

Visualizza eBook

Partiamo dall’inizio, com’è nata l’idea di fondare una casa editrice, Nero, che si occupa di quanto appena detto dalla costola di un’altra casa editrice che invece pubblica dal 2004 libri d’arte?

In realtà NERO nasce nel 2004 come rivista (agli inizi era davvero quasi una fanzine) che non abbracciava solo il famigerato “mondo dell’arte” ma anche linguaggi altri, dalla musica alla teoria alla cosiddetta “cultura contemporanea”, appunto. Quindi se vuoi Not prosegue un po’ su quella scia lì. Semmai, direi che la differenza principale sta nel fatto che per un certo periodo NERO ha lavorato perlopiù con l’estero (tuttora il sito principale è in inglese, per dire), mentre Not è una collana chiaramente rivolta a un lettorato italiano. Tagliando con l’accetta, direi che con Not l’obiettivo era portare in Italia autori, temi e contenuti di cui – ciascuno a vario titolo – già ci occupavamo da tempo, ma che per qualche motivo a me ignoto nessuno in Italia si degnava di pubblicare. È un po’ la solita storia “ok, non lo fa nessuno, facciamolo noi” – che messa così mi rendo conto che suona un po’ presuntuoso, però insomma, ecco più o meno come è andata.

Il progetto della nuova realtà editoriale è integrato, con una ammirevole consonanza e coerenza tematica, con quello di una rivista online, NOT – li avete progettati insieme immagino, come un piccolo network. Come è nato e si è sviluppato il progetto nel suo insieme?

Sì, sono nati assieme. Di base, Not-rivista approfondisce ed elabora temi che non sono necessariamente legati in maniera diretta ai libri pubblicati da Not-collana, ma che comunque dialogano con essi. È una specie di tavolozza generica che si prende la libertà di divagare un po’ qui un po’ là provando a definire i contorni di un “umore di fondo”.

Un aspetto che ha contribuito molto all’immediata riconoscibilità dei vostri libri è la grafica, con quelle copertine dotate di una sopraccoperta trasparente e una scelta delle illustrazioni visionaria e spesso lisergica – scelte grafiche che per altro hanno il merito di parlare con un unico colpo d’occhio non solo del volume in questione ma di tutto il vostro progetto editoriale. Per me è impossibile non vederli, dato che per una casa editrice è una cosa importante, anche in questo caso: come siete arrivati a questa soluzione?

Be’, come dicevamo prima NERO lavora molto con le pratiche dell’arte, quindi è venuto abbastanza naturale optare per una soluzione grafica che rispecchiasse anche questo tipo di rapporto. Qui però dovresti parlare con Francesco de Figueiredo e Federico Antonini, rispettivamente art director e graphic designer di NERO. Per fortuna, su questo sito esiste un’intervista in cui raccontano tutto quello che c’è da sapere a riguardo – o quasi.

Iperoggetti di Timothy Morton

Scritto in uno stile magnetico, ondivago e sottilmente lisergico, Iperoggetti è un testo che, come ha notato McKenzie Wark, riesce a tenersi a metà strada tra teoria e poesia, in un visionario connubio tra speculazione filosofica, riflessione ecologista e illuminanti incursioni nel mondo delle arti e delle scienze.

Visualizza eBook

In pochi anni a mio avviso avete pubblicato alcuni dei saggi più rilevanti in Italia, soprattutto per quanto riguarda il campo della filosofia contemporanea (penso per esempio a Iperoggetti, Tra le ceneri di questo pianeta o Futurabilità), o anche circa il pensiero socio-economico (Inventare il futuro, Realismo capitalista, Xenofemminismo, Capitalismo e Candy crush). Sono tutti (o meglio quasi tutti, considerando che Bifo è italiano) saggi in traduzione. Questo mi ha fatto riflettere su una cosa: se una casa editrice appena nata riesce a mettere le mani su alcuni dei titoli più rilevanti in questi ambiti, da una parte c’è il merito delle vostre scelte ma dall’altra deve esserci una certa passività del resto del mondo editoriale italiano. Come vi spiegate questa cosa?

Cosa vuoi che ti dica, non chiederlo a me! Mi pare che comunque anche altri editori abbiano recentemente cominciato a – ehm – “interessarsi” a certi titoli e autori, quindi chissà, hai visto mai... Ti correggo solo su un dettaglio: anche Bifo è un autore “in traduzione”. Suona paradossale, ma entrambi i suoi titoli per Not (ovvero il da te citato Futuribilità e il prossimo E: Fenomenologia della fine, in uscita a breve) sono originariamente apparsi dapprima in lingua inglese – il che è curioso, no? Naturalmente, lascio a te le conclusioni sul perché e sul percome.

Alcuni temi dei libri che pubblicate mi sembrano afferire alla galassia dell’accelerazionismo. In un recente articolo sul Foglio Guido Vitiello, partendo dal libro How to accelerate di Tiziano Cancelli (Tlon) dice questo: “Si tratta di un pasticcio teorico preparato nelle cucine accademiche britanniche e farcito fino a scoppiare di ingredienti alquanto indigesti – cibernetica, marxismo radicale, occultismo pop, fantascienza, gli immancabili Deleuze e Guattari – secondo cui l’unico modo per andare oltre il capitalismo è accelerarne le spinte disgregatrici, specie quelle provenienti dalla tecnologia”. Tu che ne pensi?

Mi piacciono i pasticci teorici! Li trovo molto divertenti. Anche la definizione “ingredienti alquanto indigesti: cibernetica, marxismo radicale, occultismo pop, fantascienza, gli immancabili Deleuze e Guattari” mi piace molto – mette praticamente in fila alcune delle mie cose preferite nella vita. Non ho letto l'articolo del Foglio ma da come lo riporti mi sembra ben più che encomiastico, giusto? Certo, l’autore dell’articolo si è dimenticato di citare la techno, ma dal Foglio non è che possiamo pretendere troppo, diciamo.

Realismo capitalista di Mark Fisher

Un celebre adagio (di volta in volta attribuito a Slavoj Žižek o a Fredric Jameson) recita che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Lo slogan There Is No Alternative tanto caro a Margaret Thatcher è stato infine adottato anche dalla sinistra liberale, e nemmeno la crisi del 2008 è riuscita a scalfire la generalizzata convinzione che, fuori dal capitalismo, sia impossibile ipotizzare strade altre. Ma qual è l’effetto di questo «realismo capitalista» sul nostro immaginario?

Visualizza eBook

Oltre ai libri di Bifo – che sapevo essere usciti prima in inglese, ma che non credevo aveste dovuto tradurre, essendo lui italiano – avete in mente di pubblicare prima o poi nuove uscite di autori italiani?

Sì, pubblicheremo un volume di Silvia Federici (per la quale però vale un po’ lo stesso discorso di Bifo: italiana sì, ma in traduzione) e abbiamo anche in programma un’antologia di Demonologia Rivoluzionaria firmata dal Gruppo di Nun, un misterioso gruppo di occultisti radicali operante tra Roma e Milano. Poi vorrei mettermi io a buttare giù una cosa pseudomusicale sulla triade Aphex Twin/Autechre/Boards of Canada ma non so se i miei colleghi me lo permetteranno.

Anche solo scorrendo l’elenco dei titoli si nota che siete ossessionati dall’idea di futuro. Che poi nel vostro caso è quello oscuro dell’Antropocene (non che possa dirmi in disaccordo). Stanno passando questi concetti in Italia, secondo voi?

No.

Ballardismo applicato di Simon Sellars

Un giovane ricercatore ossessionato da J.G. Ballard si mette alla ricerca di tutti i segnali capaci di spiegare il mondo attraverso l’opera del suo maestro spirituale. Il risultato sarà un’epopea allucinata che porterà il protagonista a viaggiare dall’Australia all’Europa alle isole del Pacifico, confrontandosi di volta in volta con i fantasmi della nostra iconografia del disastro.

Visualizza eBook

Ogni casa editrice che si affacci sul mercato si scontra col problema della distribuzione. Nel vostro caso come va? Oltre agli evidenti risultati che ottenete a livello di stampa, riuscite a vendere in modo soddisfacente?

Mi sembra di sì, anche se certo dipende dai singoli titoli. In generale sai, la distribuzione è sempre un macello per qualsiasi editore (almeno così mi dicono), però come NERO ci muoviamo anche molto al di fuori dai canali tradizionali dell'editoria “classica” – banchetti, feste, tour itineranti, eventi sparsi, roba del genere. È anche abbastanza facile incontrarci in giro per l'Italia, a qualcosa credo che serva (o più che credo, spero).

Qual è, secondo te, il libro più significativo che avete pubblicato fino adesso? Per me al momento è Iperoggetti.

Il più significativo non saprei... Però ti dico quali sono i miei preferiti (non uno solo, perdonami!), per motivi che possono andare dall'ammirazione per il lavoro svolto alla straordinarietà dei contenuti stessi. Il primo che citerei è 6/5 di Alexandre Laumonier, un libro incredibile e terrificante sull'high frequency trading raccontato dal punto di vista degli algoritmi finanziari; poi direi Complotto! di John Higgs, che prende come pretesto la storia dei KLF per un’assurda epopea a cavallo tra musica house, situazionismo e magia del caos. Altro titolo a me molto caro è ovviamente Ballardismo applicato di Simon Sellars, il nostro primo vero titolo di theory fiction; mentre tra i nostri titoli più politici citerei senza dubbio l’antologia del Comitato Invisibile, che purtroppo non mi sembra abbia ricevuto in Italia l’attenzione che meritava: in generale ho percepito molte resistenze a riguardo, specie dagli ambienti che in teoria più avrebbero dovuto/potuto raccoglierne il messaggio, anche polemicamente se necessario. Ed è un peccato, perché gli scritti del Comitato sono senza dubbio i testi radicali – oltre che scritti meglio da un mero punto di vista “letterario” – più importanti se non profetici degli ultimi anni: basta rileggersi L’insurrezione che viene e ripercorrere con la memoria cosa è successo nel 2019.

Federico di Vita è nato a Roma e vive a Firenze. È autore del saggio-inchiesta Pazzi scatenati (effequ 2011, poi Tic, 2012) – Premio Speciale nell’ambito del Premio Fiesole 2013; e di I treni non esplodono. Storie dalla strage di Viareggio (Piano B, 2016). Scrive su diverse testate tra cui Il Foglio, L’Indiscreto, Esquire e Dissapore.

Hai bisogno di contattarci?

If you would like to be the first to know about bookish blogs, please subscribe. We promise to provided only relevant articles.