Skip to Main Content
Immagine di copertina

L'opera unica di Vanni Santoni

Di Raoul Bruni • settembre 13, 2022Pensieri

Sono ormai diversi anni che Vanni Santoni progetta e compone i propri libri come parti di un’opera unica. Lo sostenevo già nel 2015, recensendo Muro di casse per «L’Indice»; e due anni dopo ne ho trovato conferma nella nota finale a L’impero del sogno, nella quale Santoni avvertiva i lettori che il proprio «lavoro si andava organizzando in un’unica “continuity”». Con tutte le differenze del caso, viene da pensare al grande modello di Roberto Calasso, autore di un’Opera composta da una serie di volumi interconnessi eppure, allo stesso tempo, autonomi e piuttosto diversi l’uno dall’altro. Così anche Santoni ha scritto una serie di opere riconducibili alla medesima costellazione, che formano una sorta di ipertesto basato su una fitta trama di rinvii o link, talvolta evidenti, talvolta, invece, più nascosti e esoterici.

Ma da quale opera possiamo far iniziare il progetto-ipertesto? Escluderei Personaggi precari, l’esordio letterario del 2007, che, pur così carico di presagi e anticipazioni dei futuri romanzi, rimane un’opera a sé stante. Come se l’autore avesse voluto isolarlo dal resto dei suoi scritti allo stesso modo in cui i personaggi-monadi del libro si isolano dal contesto circostante. Nessun personaggio ‘precario’ viene riproposto in seguito, e inoltre si tratta dell’unico libro di Santoni che non rientri nella categoria romanzo, anche nella concezione dilatata e fluida che l’autore ha del genere.

Di fatto il primo romanzo è Gli interessi in comune, uscito nel 2008: qui la narrazione è meno frammentaria e aforistica rispetto a Personaggi precari e si concentra attorno al tema delle sostanze psicoattive, dalla caffeina all’LSD (ma c’è anche un capitolo sul sesso). Sullo sfondo del nativo Valdarno, Santoni mette in scena le vicende neopicaresche di alcuni personaggi memorabili, tra cui Iacopo Gori, il Mella, il Dimpe, il Malpa e il Paride. Ne emerge il racconto di una generazione che, essendo vissuta in tempo di pace, sente il bisogno di infliggersi da sola le proprie ferite (Giglioli avrebbe pubblicato il suo fortunato libretto Senza trauma tre anni dopo l’uscita del romanzo).

Da Gli interessi in comune si dipanano i fili di diversi romanzi successivi: uno dei capitoli di Muro di casse è incentrato su Iacopo Gori, che torna poi come protagonista nell’Impero del sogno; il Paride è uno dei partecipanti ai giochi di ruolo della Stanza profonda (2017); inoltre, molti addentellati tematici e strutturali con gli Interessi in comune ha il «contromano» Laterza Se fossi fuoco, arderei Firenze (2011), romanzo collettivo che sposta il fulcro narrativo dalla provincia al capoluogo toscano. Se Muro di casse e La stanza profonda hanno avuto un notevole successo e sono stati recensiti favorevolmente, L’impero del sogno è rimasto un po’ in ombra; si tratta invece di un’opera importante: un unicum, direi, nell’ambito della letteratura italiana più recente. Concepito come prequel dei romanzi fantasy della serie Terra ignota (Risveglio e Le Figlie del Rito), L’impero del sogno è in realtà molto diverso dalle precedenti opere di quel ciclo. Non appartiene pienamente né al genere fantastico né è ascrivibile a quello realistico, dato che trasgredisce la contrapposizione schematica tra i due generi. Questo romanzo mostra come le tradizionali categorie teoriche risultino sempre meno adeguate per descrivere le esperienze letterarie più originali degli ultimi anni. Né si dovrebbe avere troppa fretta di sostituire le vecchie etichette con formule più recenti, come quella di Weird italiano, usata troppo spesso a sproposito anche nel caso di Santoni.

I fratelli Michelangelo (2019) è l’esperimento letterario più ambizioso di Vanni Santoni. Qui si cimenta con un’opera di impianto massimalista, sull’esempio di alcuni dei suoi autori prediletti, come Bolaño, Vollmann e Cărtărescu, allora ancora poco noto in Italia. L’allargamento dell’orizzonte narrativo si riflette anche nell’ambientazione, che dalla Toscana si estende alle grandi capitali europee e all’India (Gilda Policastro ha definito i Fratelli «una specie di grande romanzo - google maps»). La dimensione monumentale dell’opera comporta inevitabilmente qualche caduta di tono, in uno scrittore che aveva esordito nel segno del minimalismo; d’altra parte, alcuni capitoli dei Fratelli sono tra le cose migliori di Santoni: penso soprattutto al sesto, il Künstlerroman di Cristiana Michelangelo, storia di una strage delle illusioni sullo sfondo della scena artistica contemporanea. Oltre a Cristiana, l’altro personaggio femminile memorabile creato da Santoni è la sociologa Cleopatra Mancini (alias Cleo).

Fa capolino in Muro di casse, nel capitolo Cleo – l’intelletto, dove snocciola i risvolti teorici e filosofici delle feste psichedeliche; per poi acquisire un una profilo più personale nel racconto Emma e Cleo, incluso nell’antologia minimum fax L’età della febbre (2015). Ora ritroviamo Cleopatra Mancini in veste di protagonista nel romanzo uscito quest’anno, La verità su tutto, che racconta la sua trasformazione da ricercatrice universitaria in guru di una numerosissima comunità religiosa, da cui si fa chiamare Shakti Devi. Nel libro si affaccia direttamente anche Vanni Santoni, ricordato da Cleo come quel V. che, a suo tempo, l’aveva intervistata sui free party.Oltre che a Muro di casse, La verità su tutto si riallaccia anche a I fratelli Michelangelo, riproponendo il personaggio di Antonio, il padre dei cinque fratelli protagonisti di quel romanzo. Ma al di là del recupero dei personaggi, ciò che avvicina La verità su tutto alle opere precedenti è il tema del sacro, la ricerca di una nuova prospettiva metafisica.

Lo stesso senso del sacro che era riaffiorato nello spirito dionisiaco dei free party in Muro di casse, nel tempo sospeso dei giochi di ruolo nella Stanza profonda, e nel multiverso onirico dell’Impero del sogno. La verità su tutto attinge a piene mani ai testi sacri e alla tradizione religiosa, sia occidentale sia orientale, e in particolare ai Veda. Il percorso spirituale di Cleo la spinge a convertire il suo intelletto ‘accademico’ in dantesco intelletto d’amore. L’avventura di Cleo sembra basarsi sul presupposto che la conoscenza sia inscindibile dall’esperienza: «La verità è un’esperienza, non un pensiero: dato che ci si arriva per mezzo della non-mente, non può essere espressa, solo esperita», recita uno dei passi chiave del libro. Torna alla mente un folgorante frammento dello Zibaldone di Leopardi: «bisogna sentir[e] la verità. C’è un senso della verità, come delle passioni, de’ sentimenti, bellezze, ec. […]. Chi la intende, ma non la sente, intende ciò che significa quella verità, ma non intende che sia verità, perchè non ne prova il senso, cioè la persuasione». Forse la verità si può ‘sentire’, o intravvedere, ma è ben più difficile fissarla sulla pagina. Il titolo del romanzo di Santoni sembra quindi alludere alla ricerca, piuttosto che alla scoperta, di una verità. Sul piano stilistico, infatti, la prosa del libro è contrassegnata da un ampio ricorso alle frasi interrogative, in un proliferare di dubbi che insidiano le certezze consolidate.

Da questo punto di vista La verità su tutto è un’opera aperta, che rivolge il proprio sguardo al futuro, indugiando sulle potenzialità sociali e psicologiche, così come sui rischi, delle nuove forme di religiosità, aduggiate dall’ombra del fanatismo. Anche in questo caso siamo di fronte a un libro non riducibile alle coordinate letterarie canoniche, costruito sulla sistematica violazione del diaframma tra fiction e non-fiction: mi riferisco specialmente a certe parti composte in forma di pseudo-reportage su alcune comunità alternative, dove su una base reale o realistica si innestano storie di pura invenzione (una tecnica narrativa, questa, già collaudata nelle cronache delle feste di Muro di casse).

L’opera in corso di Vanni Santoni ha vari possibili ingressi. Si può cominciare dall’inizio, con Gli interessi in comune,oppure da uno degli altri libri: magari proprio dall’ultimo romanzo, che è, tra le altre cose, una sintesi dei temi toccati nelle opere precedenti. E, forse, anche un’anticipazione delle opere che Santoni intende scrivere o (conoscendone la dedizione creativa) sta già scrivendo.

Gli interessi in comune di Vanni Santoni

La luce lo sveglia. Per un attimo pensa di essere a casa, poi sente la gamba informicolita e la maglietta incollata alla schiena dal sudore freddo. È disteso su tre poltroncine. Alza gli occhi, la discoteca è sgombra. Un estuario di luce l'empie dalla porta di sicurezza spalancata.In mezzo alla pista, un ometto, impegnato a lustrare il finto alabastro con uno spazzolone, vede questo tipo che si sveglia sconvolto, che si gratta la testa:«Buongiorno, eh!»gli ride di laggiù.Il Mella si alza, si stira, che è successo, già le sei, le sette? Esce fuori, il parcheggio, vuoto, è una valle nera e piatta. Folle di ragazzi in lontananza: vanno a scuola? No, escono. È l'una. Che è successo, non si sa.

Visualizza eBook

La stanza profonda di Vanni Santoni

Sai, ogni volta che scendevo nella stanza era davvero come trasfigurarmi. Non era tanto il mettermi nei panni di una strega o di un assassino, no. Né l'evasione. Era il fatto che qua sotto il codice custodito nei manuali e nelle schede diventava mondo. Proprio come la realtà al cospetto di chi la osserva.

Il resto, la tattica, la strategia, pure l'interpretazione, erano il contorno. Qui si creava. Si può essere certi che le cose immaginarie abbiano meno peso di quelle reali?

Visualizza eBook

I fratelli Michelangelo di Vanni Santoni

Antonio Michelangelo è un uomo che ha attraversato il Novecento: dirigente di alcune delle maggiori aziende del paese, artista riconosciuto in più campi, i suoi risultati pubblici sono eguagliati solo dai disastri privati che è riuscito a inanellare. Un giorno, dopo anni di silenzio, i suoi cinque figli, avuti da quattro diverse compagne, ricevono da lui un solenne invito a raggiungerlo a Saltino di Vallombrosa, la località in mezzo ai boschi della Toscana dove si è ritirato.

Quattro di loro - Enrico, Louis, Cristiana e Rudra -, ognuno con aspettative diverse, si mettono in viaggio da Tel Aviv, Bali, Londra e Stoccolma per partecipare a questa misteriosa riunione familiare.

Visualizza eBook

La scrittura non si insegna di Vanni Santoni

Questo libro non è l’ennesima guida piena di precetti su come impostare la trama, sviluppare i personaggi, creare empatia. Qui non si danno norme, tantomeno si promettono scorciatoie per scrivere bene. Vanni Santoni è molto onesto con il lettore, ovvero con l’aspirante scrittore a cui è destinato questo pamphlet acuto e affettuoso: la scrittura non si insegna. E «il motivo è uno, semplice e perentorio: la vastità infinita delle possibilità di un testo narrativo implica che infinite cose si possano scrivere in infiniti modi». Non esistono regole assolute. La grande letteratura non è una sequenza di mosse che si susseguono in maniera predeterminata per ottenere un effetto, non è un freddo algoritmo, ma un campo di possibilità, tensioni e persino contraddizioni.

Visualizza eBook

Raoul Bruni insegna letteratura italiana all’Università Wyszyński di Varsavia. Collabora con vari periodici culturali e co-dirige la collana di poesia «novecento/duemila» per Le Lettere. Tra le sue pubblicazioni, i volumi Il divino entusiasmo dei poeti. Storia di un topos (Aragno 2010) e Da un luogo alto. Su Leopardi e il leopardismo (Le Lettere 2014). Ultimamente ha curato l’edizione de I racconti di Giovanni Papini (Clichy 2022).

Hai bisogno di contattarci?

If you would like to be the first to know about bookish blogs, please subscribe. We promise to provided only relevant articles.