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L'Otto Marzo e la difficoltà di diventare uomini

Di Rosa Carnevale • marzo 04, 2024Pensieri

“Mi chiamo Santi e sono un maschilista”.

“Mi chiamo Luis e anch’io sono un maschilista”.

“Io sono Pedro e sono un maschilista, a quanto pare”.

“Io mi chiamo Raul e…ma che cazzo ci faccio qui?”.

Raúl, Pedro, Santi e Luis sono quattro amici maschi cis, etero, bianchi e di mezza età. Orgogliosamente e felicemente vissuti nel sessismo, cullati nei loro privilegi lavorativi, sociali ed economici dal patriarcato. Quattro “maschi alfa” di quelli che si ritrovano al bar a parlare di avventure extra coniugali o delle colleghe di ufficio più prosperose. Eppure, c’è qualcosa ormai che li fa sentire scomodi. Tanto da portarli a frequentare un corso di “decostruzione della mascolinità tossica” che ha tutta l’aria di quegli incontri per alcolisti anonimi. Qualche settimana fa, guardando distrattamente l’ultima stagione della fortunata serie spagnola targata Netflix, Machos alfa, diretta da Laura Caballero con la consulenza del fratello Alberto Caballero, mi chiedevo proprio a che punto fosse la discussione al maschile su questi temi. Gli uomini sono finalmente diventati coscienti che il patriarcato e il privilegio etero e basico sono dannosi e possono soffocare anche loro stessi? Hanno iniziato a parlarne tra di loro e se sì in che modo?

Fuori dai cori urlati del #notallman a dire la verità il dibattitto sembra sempre rimanere nelle retrovie. Ecco che l’esempio di Machos Alfa calza allora a pennello. Basta una serie creata per muovere a facili risate, fatta di gag simpatiche ma non certo illuminanti a farci chiedere: ma gli uomini, dove sono? A chi hanno lasciato il discorso sul patriarcato, hanno ancora paura del femminismo?

Questo mare agitato fatto di discorsi e teorie che si continuano ad accavallare, in cui navighiamo tutti a vista, sembra essere ancora un territorio inesplorato per gli uomini.

Sono ancora solamente le donne a interrogarsi su femminismo e femminismi, a rivendicare i loro diritti. A teorizzare e a raccontare i danni che il sistema patriarcale porta avanti. Gli uomini ancora sembrano non partecipare in maniera attiva al dibattito, se non per parare attacchi o chiudersi nel privilegio.

D’altra parte, basta entrare a fare un giro nelle librerie più aggiornate delle nostre città per notare sempre più spesso corner e stand dedicati ai saggi sugli studi di genere, ai racconti e alle storie delle donne (scritti da donne e letti soprattutto da donne). Non solo in vista dell’otto marzo ma ormai qualsiasi libreria ha uno scaffale che raccoglie i principali studi e trattati più o meno specialistici. Le storie delle donne diventano un trend e il rischio (abbastanza prossimo) è quello addirittura di incappare nel pink washing (nel suo nuovo libro, Il femminismo non è un brand, è Jennifer Guerra a metterci in guardia sulla questione). D’altra parte il rapporto tra attivismo femminista e mondo accademico e della cultura è stato estremamente fruttuoso per entrambi in questi anni. Mentre il primo ha portato nelle strade e nelle istituzioni nuove conoscenze, lottando senza stregua per un mondo più giusto, il secondo si è concentrato su aspetti più teorici, dando vita a un gran numero di saggi e letteratura specializzata.

Se analizziamo i riferimenti culturali maschili, è facile notare invece che tendono a essere legati a forme egemoniche o tradizionali di mascolinità che non hanno ancora nulla a che fare con il femminismo. Basti pensare anche solo al cinema mainstream. Ogni femminista o suo alleato sarà facilmente in grado di citare almeno dieci importanti donne o autrici femministe, ma difficilmente riuscirà a elencare più di tre uomini con contributi degni di nota nello stesso campo. Ecco perché sembra ancora più difficile spingere gli uomini a essere sempre più egualitari. Sono i loro riferimenti culturali per primi a non esserlo e ancora non hanno costruito intorno al tema una letteratura strutturata e organizzata. Certo, esistono uomini con mascolinità alternative, ma non si può dire che esercitino una grande influenza sulla cultura di massa.

La domanda sorge quindi quasi spontanea: dove sono gli uomini? A che punto è la loro riflessione? Cosa possiamo fare per farli aderire al femminismo? E perché la stragrande maggioranza di loro non si impegna in questo movimento e nei suoi valori? Ma soprattutto, quando inizieranno ad affrontare con cognizione di causa la costruzione di un loro movimento di decostruzione del patriarcato e di avvicinamento agli ideali della lotta femminista, come propone in maniera grottesca e ridicola la serie tv spagnola da cui la nostra riflessione è partita?

I pochi esponenti maschili che in Italia si occupano di femminismo e di smascherare le trappole del patriarcato con i loro libri (Lorenzo Gasparrini su tutti) hanno più volte messo l’accento su quanto anche gli uomini possano in realtà soffrire nel contesto sessista e patriarcale. “È un privilegio essere uomo? O siamo vittime della mascolinità?”, si chiede l’istruttore del corso a cui si rivolgono Raúl, Pedro, Santi e Luis in Machos alfa.

Ma il femminismo, d’altra parte, è un luogo scomodo per gli uomini, perché li costringe a rivedere tutto ciò che hanno imparato fin dall’infanzia e il modo in cui hanno sempre agito nel presente e nel passato. Il femminismo li chiama a uno sforzo a cui per adesso sembrano ancora non essere pronti. Anche e soprattutto perché mancano dei riferimenti culturali e delle guide che li indirizzino verso questo cambio, auspicabile e necessario.

Mentre aspettiamo con impazienza che qualcosa, anche se lentamente, cambi, come ogni anno, in vista della Giornata internazionale dei diritti delle donne, vi consigliamo alcune delle uscite recenti più interessanti su femminismi e dintorni.

Clandestine: Il romanzo delle donne di Marta Stella

“Siamo le figlie di chi ha combattuto la guerra lontano dal fronte. Di chi ha sperato in un riconoscimento mai arrivato e poi, quando tutto è finito, ha dovuto contare i morti. Figlie di chi ha pagato care le proprie scelte in un’Italia liberata ma sempre più bigotta che costringe a essere vergini o madri. Ora tocca a noi.” Questi pensieri nascono con prepotenza nell’animo della protagonista, studentessa in un liceo del centro di Milano, alla fine di una giornata che la segna per sempre: ha abortito.

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Non ci hanno visto arrivare: Il potere rivoluzionario delle donne di Lisa Levenstein

Con l'avvento del #MeToo, il movimento per i diritti delle donne sembra essere riemerso con forza dal nulla, risvegliando all'improvviso i ricordi di un passato lontano. Un passato da molti creduto sepolto e rimasto fermo, nell'immaginario collettivo, alle immagini iconiche quanto stereotipate delle ragazze che negli anni Sessanta e Settanta alzavano cartelli inneggianti alla pace e alla libertà sessuale.

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Diventare uomini: Relazioni Maschili senza oppressioni di Lorenzo Gasparrini

La nuova edizione rivista e aggiornata di Diventare uomini, un saggio sull’antisessismo maschile in Italia che raccoglie la prospettiva femminista del «partire da sé». L’autore descrive la vita di un uomo ripercorrendo le sue vicende, dall’infanzia all’età adulta, per mostrare come il sessismo – strumento con il quale il sistema patriarcale si mantiene e si evolve – condizioni il suo sviluppo, il suo linguaggio, le sue abitudini, la sua visione del mondo.I giochi per l'infanzia, i rapporti con l’altro sesso e con gli altri generi, la vita di coppia, il lavoro e la socialità.

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Una storia delle donne in 100 oggetti di Annabelle Hirsch

Annabelle Hirsch crea un universo fatto di donne e delle loro cose. Incontreremo un papiro di Saffo, un corsetto in metallo, un bidet, una macchina per cucire, una medaglia al valore per lo sciopero della fame, la borsa di cotone di una schiava americana, una spilla di Hannah Arendt, una confezione di pillole anticoncezionali, un Tupperware e molto, molto altro ancora, e in ogni oggetto, in ogni dettaglio, in ogni aneddoto, in tutte quelle cose apparentemente secondarie ritroveremo «le connessioni sensoriali con il mondo delle donne.»

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Sputiamo su Hegel e altri scritti di Carla Lonzi

È impossibile immaginare la storia del femminismo senza Carla Lonzi: grazie alla sua visione e al suo pensiero, è riuscita a cambiare il linguaggio con cui le donne parlano di loro stesse, della loro sessualità e dei loro desideri. Prendendo la parola per sé stessa, Carla Lonzi ha saputo darla alle donne che aveva attorno e che sono venute a contatto con i suoi scritti, in Italia e nel mondo: la pubblicazione di Sputiamo su Hegel nel 1970, insieme al collettivo femminista di Rivolta Femminile, è stata una vera e propria bomba nella società italiana reduce dalla contestazione culturale del Sessantotto ma ancora profondamente patriarcale.

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Sottomessa non si nasce, lo si diventa di Manon Garcia

“Perfino le donne più indipendenti e più femministe si sorprendono ad amare lo sguardo di conquista che gli uomini rivolgono loro, a desiderare di essere un oggetto sottomesso nelle braccia del proprio partner, o a preferire i lavori domestici – i piccoli piaceri del bucato ben piegato, della colazione preparata con cura per la famiglia – ad attività presumibilmente più appaganti”. Ma i desideri che provano, i piaceri a cui le donne si ritrovano ad aspirare, si chiede Manon Garcia, sono forse incompatibili con la loro indipendenza?

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Il femminismo non è un brand di Jennifer Guerra

Negli ultimi dieci anni il femminismo è tornato a essere un fenomeno di massa, colorando di rosa i simboli dell'emancipazione femminile e delle nobili cause a essa associate. Spesso però sotto questo colore si nascondono operazioni opache. Un femminismo addomesticato, affine agli interessi di politici e aziende, è davvero femminismo? Ma soprattutto questa versione mainstream è una variante del femminismo o una strategia del capitalismo?

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Cenerentole moderne: Guida femminista all'amore per zitelle, (non) mamme e partner ribelli di Jennifer Guerra

Viviamo in una società dove le donne sono ancora viste prima di tutto come partner, mogli e mamme, e dove il “vero amore” è considerato quello all’interno di una coppia, possibilmente sposata e con pargoli. Ma deve essere per forza così? Partendo da frasi fatte e luoghi comuni, questa bussola decostruisce miti e stereotipi sulle donne single, sulla maternità e sull’amore romantico. Vi mostrerà perché essere single non è “un problema da risolvere”, e cosa si nasconde dietro alla pressione sociale del “fare figli” e del trovare la propria metà della mela.

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Lei che mi ha liberata di Maya Angelou

In questo commovente memoir, per la prima volta tradotto in Italia, Maya Angelou, grande scrittrice e poeta afroamericana, racconta la sua vita attraverso la lente del suo rapporto con la madre, Vivian Baxter. Se Maya conduce una vita che sembrano cento (ragazza madre a 17 anni, cuoca, prostituta, ballerina, intellettuale e attivista per i diritti civili con Martin Luther King), la madre non è da meno. Cresciuta in un contesto violento, donna fuori dagli schemi, proprietaria di un casinò, Vivian è stata anche la prima donna nera ufficiale della Marina mercantile.

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Storia delle donne: Per uno sguardo nuovo e inclusivo sul mondo di oggi di Carolina Capria, Mariella Martucci

3 milioni di anni fa, i primi uomini erano in grado di costruire utensili di pietra con cui cacciare. 2 milioni di anni fa, gli uomini camminavano ormai in posizione completamente eretta e avevano scoperto il fuoco. 1 milione di anni fa, gli uomini si organizzavano in piccoli gruppi e realizzavano indumenti da… Sì, ok, ma le donne? Dov'erano intanto le donne?

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Filosofia: maschile singolare: Un problema di genere in filosofia di Lorenzo Gasparrini

Filosofia: maschile singolare indaga, attraverso una lente femminista, l’assenza della riflessione dei filosofi su loro stessi in quanto uomini e gli effetti di questa mancanza sulla pratica filosofica. Se la filosofia ha preteso di essere il prodotto di una ragione disincarnata, Lorenzo Gasparrini fa riemergere il corpo del filosofo nella sua appartenenza di genere come condizione impensata del pensiero. Immaginarsi fuori da ogni posizionamento incarnato è una pericolosa illusione filosofica e politica.

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Si è sempre fatto così!: Spunti per una pedagogia di genere di Alessia Dulbecco

Il fiocco rosa o azzurro, le bambole o le macchinine, l’ingiunzione alla docilità o al coraggio a tutti i costi. «Si è sempre fatto così!»La nostra società rimane satura di stereotipi che limitano la vita delle persone sin dall’infanzia.La pedagogia di genere si interroga su queste dinamiche a partire dalla pubblicazione di Dalla parte delle bambine, il volume di Elena Gianini Belotti che ha segnato simbolicamente l’origine della disciplina nel 1973. Alessia Dulbecco ne raccoglie il testimone: attraverso ricerche, studi ed esempi concreti dimostra come gli stereotipi di genere incidano ancora oggi sull’educazione, limitando l’autostima, le aspirazioni e la libertà di scelta degli individui. Un saggio utile a educatori e genitori, come a tutti gli adulti che vogliono guardare il sistema educativo con occhi liberi.

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Con cuore di donna: Alcesti - Teti - Atena di Giuseppina Norcia

Sono storie di dee, donne, femmine, ciò che le accomuna supera le loro distanze. Sono loro a narrarle, esperienze che irrompono dal racconto mitico e insieme lo capovolgono, dando voce al mancante, attraversandolo con occhi nuovi, dando spazio alle loro parole. «Imparare a leggere il mito è un’avventura di tipo particolare; presupposto di quest’arte è una progressiva trasformazione di sé» scrive Christa Wolf.

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La trama alternativa di Giusi Palomba

Cosa succede quando a essere accusato di stupro è un attivista, agitatore culturale, alleato femminista, ed è il tuo migliore amico? E cosa succede se la sua comunità decide di rifiutare l’intervento della polizia e del sistema di giustizia dello stato, e inizia invece un percorso di riparazione del danno e di trasformazione?Giusi è appena arrivata a Barcellona quando incontra Bernat: è lui che la accompagna a conoscere l’anima più profonda della città, che la aiuta a decifrarne il fermento culturale e politico, incoraggiandola a farne parte.

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Rosa Carnevale, giornalista. Si occupa di arte, fotografia e libri. Ha collaborato, tra gli altri, con Artribune, L’Officiel, Rolling Stone Magazine, Lampoon, Marie Claire e Grazia. Per la casa editrice Contrasto è redattrice e consulente di progetti editoriali.



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