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Questo romanzo non è per tutti: "Phi" di Azra Kohen

Di Paolo Armelli • febbraio 13, 2019

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In un mondo editoriale sempre più asfittico è davvero raro trovare dei risvolti di copertina in qualche modo respingenti: “Questo romanzo non è per tutti” recita infatti la quarta di Phi, un romanzo appena pubblicato da Mondadori e che fa da primo capitolo di un’ambiziosa trilogia. L’ha scritto Azra Kohen, psicologa cognitiva turca che in patria si attesta a due milioni di copie vendute. E l’autrice è come il suo risvolto di copertina: dal vivo è dominata da una tensione appassionata e da una lucidità che è sinonimo di determinazione, condita da un pizzico (forse) di vanità: “So come contagiare, contaminare le persone, l’importante è mettere un seme nei lettori, farli pensare e spingerli a impegnarsi, e io so come farlo”.

Infatti, sempre la famosa quarta di copertina continua: “Questo romanzo è stato scritto per le persone che hanno il coraggio di scoprire il proprio potenziale”. Qui sta tutto il segreto alchemico di Kohen: sfruttare la narrativa per diffondere un messaggio di consapevolezza. E che narrativa: nel corposo volume (500 pagine) vengono messi in scena dodici personaggi, diversissimi fra loro per origine, censo, professione, eppure le loro vite confluiscono in un unico intreccio. A spiccare è Can Manay, psicologo divenuto una vera star, che alla luce dei riflettori nasconde però i segreti bui del passato: quando s’innamora di una ballerina, Duru, anche le sue consolidate certezze però vacillano (“Duru entrò come una folata fresca, prima in casa di Can e poi nella sua mente, per non uscirne mai più”). Attorno a loro ovviamente gireranno altre figure, dal fidanzato di lei a una giornalista determinata a scavare nella vita nascosta dell’uomo famoso.

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Il lettore può avere come prima impressione quella di perdersi in queste pagine fitte di approfondimenti psicologici, di ritratti profondi e taglienti, eppure l’effetto finale è quello di un organismo che funziona proprio per le sue brulicanti diramazioni: “C’è un preciso metodo neurologico nel mio stile di scrittura”, racconta lei. D’altronde Phi è la lettera dell’alfabeto che indica la sezione aurea, ovvero la cosiddetta “proporzione divina” che si nasconde in tutta la bellezza presente nel mondo. Ma non è difficile da scrittore dominare questa pur armonica molteplicità? “Quando scrivo imito la vita e nella vita non c’è un protagonista assoluto”, racconta Kohen che sottolinea anche come nei libri successivi della saga ci saranno delle sorprese: quelli che credevamo attori principali finiranno sullo sfondo per lasciare spazio a nuovi, veri protagonisti centrali. Tutti però sono il condensato di persone reali che lei, anche nella sua professione da psicologa, ha incontrato.

Questa non vuole essere solo un’opera di narrativa, ma una specie di estensione del concetto di letteratura self-help

Per l’autrice, in effetti, l’architettura complessiva della sua opera è fondamentale: “Ho scritto per primo l’ultimo libro, Pi, ma mi sembrava troppo denso di concetti, quindi ne ho scritto un altro, il secondo, Chi, per introdurre il lettore a quel mondo. Ma poi mi sono accorta che ne serviva uno ancora più introduttivo, quindi è nato Phi”. Il percorso a ritroso è funzionale soprattutto perché questa non vuole essere solo un’opera di narrativa, ma una specie di estensione del concetto di letteratura self-help: “Nella società di oggi dimentichiamo i veri valori, attraverso la mia scrittura io voglio far emergere la realtà per quello che è. E non possiamo riscoprire la realtà se non capiamo l’importanza delle relazioni, dello stare insieme come entità collettiva”, svela ancora.

Kohen è molto ferma su questo punto: i suoi libri non danno risposte ma piuttosto un impulso, spingono le persone a trovare da sé le proprie risposte. Su cosa? Temi come l’ansia e la depressione, ma in generale la presa di coscienza che spesso ciò che ci circonda non è ciò che veramente ha valore. La reazione dei lettori per la scrittrice è fondamentale, tanto che la sua fandom prende per certi versi gli aspetti di un movimento: “Ci chiamiamo byz, che in turco significa “noi”. “Noi” nel senso di persone che hanno iniziato un percorso insieme, contrapposti a loro che ancora vivono senza farsi domande”.

Un movimento del genere, con tanto di slogan sui muri delle città turche e progetti scolastici a tema, non sarebbe stato possibile senza un successo editoriale strepitoso, un caso praticamente unico in Turchia, terreno comunque non facile dato il clima socio-politico (“La politica è un teatrino di marionette, ma il popolo è un’altra cosa, vive al di là di quello”, si lascia andare Kohen). Il segreto sta nel prendersi cura degli altri: prima di diventare scrittrice, lei si era occupata di cani randagi e poi di bambini abbandonati. La vocazione e l’apertura all’altro è sempre stata una sua caratteristica fondante e lo si rilegge ora anche in Phi: sotto la trama intricata e se vogliamo anche passionale, a volte pure erotica, sale in superficie la necessità di fare qualcosa per migliorare il nostro mondo ma prima ancora migliorare sé stessi. E il segreto è appunto l’impegno.

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Paolo Armelli scrive per Wired, Donna Moderna, Link e altre testate. Si occupa principalmente di editoria, letteratura, televisione, cultura pop e tendenze.

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