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Sono nato grazie ai libri

Di Olivier Norek • luglio 30, 2019

Sono nato grazie ai libri. Nato in Francia grazie ai libri. Grazie alla curiosità di un uomo e al suo amore per la cultura di un paese che non era il suo. Mio nonno, Herbert. Herbert il polacco. Arruolatosi nella legione straniera con il solo scopo di ottenere la nazionalità, Herbert ha messo a repentaglio la sua vita per tanti anni per ottenere il diritto di vivere qui.

Poi il “Polak”[1] ha imparato il francese grazie ai romanzi, ai dizionari e alle enciclopedie su cui riusciva a mettere le mani. Sempre un libro con sé, infilato nell’uniforme, da un teatro di guerra all’altro. Come un bravo studente, irriducibile, ogni notte, a girare le pagine fitte delle parole di quella lingua che desiderava sua. Ed è solo quando è sicuro delle sue parole, della costruzione delle sue frasi, che osa rispondere a un breve annuncio di una ragazza, sola nella campagna di Aveyron e impaziente di tuffarsi in una bella storia d’amore. Denise, mia nonna.

A furia di leggerlo, lettera dopo lettera, con il suo francese impeccabile e sostenuto, si immaginava un borghese, un letterato, raffinato e di bell’aspetto. Herbert, mio nonno, lavorava nelle miniere prima di essere soldato, ben lontano all’immagine di lui che lei si era costruita. Ha attraversato l’Europa per incontrarla, il cuore pronto ad essere travolto, pulito e ordinato con le sue valigie. Ma all’inizio, per lei, è una delusione. Herbert non è il bell’intellettuale che mia nonna aveva sperato, ma un uomo solido, ben tornito, un uomo di terra e fatica. Non avendo il coraggio di rispedirlo via seduta stante, i due si accomodano sulla terrazza di un caffè. Il tempo di un caffè per sedurla… o riprendere la sua valigia e rimettersi in cammino. Me lo immagino rigido, con la paura di farfugliare, dispiaciuto di non aver nulla da offrire a quella bella ragazzina di vent’anni. Di non aver nulla da presentarle, il “polacco” malvestito, un po’ sciatto, e del suo accento sporco che tentava di nascondere. Allora si è raccontato, le ha parlato. Come nelle sue lettere. Con la stessa finezza e la stessa poesia, e Denise si è innamorata. Innamorata follemente.

Tra due mondi di Olivier Norek

Adam si è lasciato alle spalle la tragedia del conflitto siriano in cui ha strenuamente combattuto. Adesso è solo un migrante che arriva nel campo profughi di Calais, tormentato da un'ossessione: riunirsi alla mogie e alla figlia, fuggite dalla Siria qualche giorno prima di lui.

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Quel giorno, Herbert il polacco diventò Herbert l’occitano. Ha avuto un figlio, mio padre, e gli ha trasmesso l’importanza della cultura e dei libri. Mio padre si è laureato all’ENA[2] e nel 1975 io sono venuto al mondo. Non ho difficoltà a immaginare la fierezza di questo immigrato polacco, arrivato in Francia con niente fuorché il suo coraggio, che un giorno ha visto il figlio entrare in una delle scuole più prestigiose del Paese, che l’ha accolto. Da quando riesco a ricordarmi, ho sempre visto mio padre con un libro in mano e, da qualche anno, sono spesso i miei quelli in cui si immerge. Spero che anche lui sia fiero di me.

Il mio quarto romanzo, Tra due mondi, racconta di un padre migrante, in fuga dal suo paese, che attraversa il mondo nella speranza di una vita migliore per sé e per la sua famiglia. E durante la scrittura, ho sempre avvertito lo sguardo benevolo di mio nonno posarsi sui miei capitoli. Del resto, questo libro è dedicato a lui. Oggi, la casa d’infanzia di mia nonna è diventata la casa dei miei genitori. Sarà lì che presto si spegneranno, perché la nostra vita non è che una scintilla. Io mi spegnerò domani, una scintilla dopo, ma non prima di aver fatto tesoro di tutti gli universi, reali e inventati, di tutte le culture, proprie e straniere, di tutti i paesi e di tutti gli incontri che la scrittura dei romanzi mi porterà a scoprire e di cui cercherò di condividere il meglio insieme a voi.

Olivier Norek ha partecipato ai soccorsi umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia prima di entrare nella Polizia giudiziaria, dove è rimasto per diciotto anni. È autore di tre romanzi polizieschi con un unico protagonista, il commissario Coste, tutti tra i primi posti delle classifiche dei libri più venduti e vincitori di prestigiosi premi, tra cui il Prix “Le Point” du Polar Européen nel 2016 e il Grand Prix des Lectrices de “Elle” nel 2017.


© 2019 Eugenia Durante, per la traduzione

[1] In Francese l’epiteto è dispregiativo.

[2] École Nationale d’Administration - Scuola Nazionale di amministrazione. Una delle scuole più prestigiose di Francia, con sede a Strasburgo. Tanti politici e figure di spicco francesi si sono diplomati all’ENA.

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