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Storia dei miei soldi. Conversazione con Melissa Panarello

Di Rosa Carnevale • marzo 29, 2024Conversazioni


Che siano tanti o pochi, i soldi creano sempre imbarazzo. Esiste un tabù ancora più potente e incrollabile di quello sul sesso ed è il tabù che circonda il denaro e i discorsi che lo riguardano.

In realtà, non c’è niente che possa raccontare qualcosa di così personale e dettagliato su di noi come i nostri soldi. La storia di una persona si legge tutta sul suo conto corrente: i viaggi, le spese, i piccoli vizi o i doveri familiari, le libertà che ci prendiamo e le catene pesanti a cui siamo legati. Dopo aver scandalizzato l’Italia nel 2003 con il suo esordio, 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, Melissa Panarello (Melissa P) torna in libreria con Storia dei miei soldi, edito da Bompiani e candidato al Premio Strega 2024 da Nadia Terranova. Un romanzo che racconta il successo, anche economico, la notorietà, il disamore e poi la discesa agli inferi. La protagonista, una donna di fantasia, Clara T., è l’attrice che quindici anni prima è stata il doppio di Melissa P. nel film tratto dal suo esordio letterario. Stanca, dalla bellezza ormai svanita, come appassita per le vicende avverse della vita, Clara ha avuto per un breve tempo molti soldi ma presto ha perso tutto, tornando al niente da cui era venuta. “I soldi – scrive Melissa Panarello - avevano sempre cambiato la vita a Clara, quando erano stati molti e poi quando erano finiti. I soldi cambiano la vita a tutti ma quella di Clara si stravolgeva al suo interno, nel nucleo più caldo dove risiedono i sentimenti. Non erano cose che servivano a comprare altre cose, ma chiavi per accedere al suo mondo e con le quali accedeva al mondo degli altri”.

A raccontarci la sua vita, recuperata tra gli scontrini e gli estratti conto, è l’autrice stessa, una Melissa P. che è un doppio abbastanza veritiero della scrittrice di origine catanese e romana d’adozione. In un costante gioco di specchi in cui Melissa Panarello si confonde con la Melissa P. di questo nuovo libro e si guarda riflessa nella vita di Clara. Quello che è successo all’attrice, lei, Melissa, sembra averlo scongiurato. Ha una famiglia, un nuovo lavoro che la occupa a tempo pieno, ha conosciuto l’amore. Ma guardare nel vortice serve a schivare e ad allontanare l’abisso, raccontarlo ad esorcizzarlo. C’è chi si salva e chi soccombe. “Ci sono persone che sono troppo abituate a stare male e quando qualcuno gli offre l’occasione di stare bene, scappano”. Clara è una di queste. Incapace di trattenere i soldi. E, soprattutto, di permettersi l’amore. Dentro di sé ha un buco che ingoia ogni cosa e sta all’origine di tutto: “non essere capace di utilizzare le proprie risorse è una cosa che ha molto a che fare con l’essere nati in una famiglia che ha paura dell’amore”.

Storia dei miei soldi di Melissa Panarello

A raccontarci questa storia è una scrittrice, resa famosa quando era molto giovane da un audace romanzo nel quale metteva in scena sé stessa. Adesso è una donna adulta, ha costruito una famiglia e le sembra di avere compreso che scrivere per lei è stato il frutto di un’urgenza ora sopita. Ma la vita si incarica di dimostrarle che per conoscersi veramente bisogna trovare lo specchio in cui guardarsi e mette sul suo cammino.

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La tua parabola è iniziata nel 2003 con un romanzo che ha fatto scalpore, 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire. Se n’è parlato molto, spesso male. Hai ricevuto numerose accuse. In generale, sembra sempre che quando sono gli scrittori uomini a parlare di sesso nei loro libri quella sia narrativa generica. Mentre se la scrittrice è donna allora sta facendo letteratura erotica…

È così, perché le donne devi sempre contenerle. E cosa c’è di meglio di una categoria narrativa? Un uomo che scrive di sesso è affascinante, uno che sa usare la letteratura per raccontare il corpo. Se lo fa una donna, lo fa per trasgressione. Qualcosa forse oggi è cambiato, ma direi in peggio: consapevoli di quel che può accadere raccontando il sesso, le donne ne continuano a parlare con toni saggistici. E dunque nel romanzo scompare la figura di scrittrice che scrive di sesso in forma libera e liberata per non incappare nei giudizi e non essere rinchiusa nella gabbia della letteratura erotica.

Ti sei mai percepita come una scrittrice trasgressiva all’epoca?

Per niente. Non dovevo e non devo trasgredire niente, si trasgredisce solo se si sono accettate delle regole. E io non l’ho mai fatto.

Adesso, con questo volume nuovo in libreria, Storia dei miei soldi, sei pronta a scardinare un altro grande tabù, quello che lega le persone ai soldi, al successo e alla notorietà. Come nasce questo romanzo?

Dalla volontà di affrontare, prima di tutto, la mia più grande vergogna e la mia più grande paura: la vergogna di aver perso molto e la paura di rimanere povera, dunque triste e sola. Un germe che è nato negli anni di 100 colpi, quando con una certa malizia chiedevano “Quanto hai guadagnato con questo romanzo?” quasi come se i soldi delle royalties, per quel romanzo, non dovessi meritarmeli.

In Storia dei miei soldi, Clara T., la protagonista, è l’attrice che ha rappresentato Melissa P. nel film tratto dal suo libro di successo. Adesso le due si incontrano di nuovo in una sorta di gioco di specchi che rimanda l’immagine dell’una e poi dell’altra. Che rapporto c’è tra loro?

Nella realtà, ovviamente, Clara non è stata la protagonista del film tratto da 100 colpi di spazzola, poiché di quel film esiste un’attrice, si chiama Maria Valverde. Clara è l’attrice di un film che non c’è mai stato, di un libro che non c’è mai stato. Ma questo non è vero nel libro, dove Clara è reale tanto quanto me. Ho voluto mettermi in scena proprio per creare quella verosimiglianza necessaria a rendere più che mai vero il personaggio di Clara.

Nel libro parli anche della tua vita personale, usando i nomi reali di tuo figlio Cosmo e tuo marito Matteo. C’è una qualche distanza tra Melissa Panarello e la Melissa di questo libro?

No, appunto, perché ho voluto mettermi in scena senza infingimenti per poter dare a Clara la forza necessaria per esistere. Perché se esisto io, esiste anche lei. Non dico però molto di me, se non che ho due figli, un marito, un paio di lavori, un passato. Rimango molto più nell’ombra lasciando tutta la luce a Clara.

“Ti porto i miei estratti conto. Altro che romanzi, è lì che trovi le storie della gente. È così che conosci le persone, da cosa scappano e da cosa si sono fatte sedurre, se vuoi conoscere il passato e il futuro di qualcuno è lì che devi guardare, lascia perdere le stelle, le carte, le linee della mano. Fidati solo delle loro tasche”. Si parla sempre troppo poco di soldi ma quello che sanno rivelare sembra essere prezioso…

Perché se li lasciamo affiorare, tutti vedrebbero chi siamo. Come li abbiamo spesi? Dove siamo stati? A volte persone si dichiarano povere e poi vai a vedere sull’estratto conto che tre giorni su sette sono andati a mangiare fuori: qual è la verità, dunque? La verità la racconta solo quello che hai fatto, che fai. La verità non si dice, si fa.

Le donne hanno più problemi con i soldi rispetto agli uomini?

Sì, perché ne guadagnano meno o non ne guadagnano affatto. Perché per lunghissimo tempo è stato detto alle donne che i soldi non erano affar loro, che finché aiutavano a far economia in casa andava bene, ma non si azzardassero ad aver denaro proprio per essere libere, per viaggiare, studiare. Oggi ne paghiamo lo scotto perché la mia generazione non ha ricevuto alcuna educazione economica, ci siamo dovute educare da sole. Ma possiamo riparare con le nostre figlie.

“Puttana è un mestiere, non un insulto!”, urla Clara in un bar a un avventore che la aggredisce. Il sesso torna anche in questo libro. Meno Clara ne fa e più comunque la trattano da troia. Uno stigma che continua a pesare sulle donne da sempre ma forse adesso si esprime anche al contrario, rispetto a prima. Se non parli di sesso oggi sei una suora…

Come fai, sbagli. E questo non riguarda solo il sesso, riguarda proprio tutto. Le donne sono sempre giudicate, qualunque siano le loro scelte. Giudicate e indirizzate a essere o fare qualcosa di diverso, quello che ci si aspetta da loro. Non si mette in conto che una donna, pure quando la conosci intimamente, possa essere una persona molto diversa dall’idea che ti sei fatta o fatto lei. Questo, in realtà, riguarda tutte le persone, di qualunque genere sessuale. Ci facciamo un’idea degli altri e pretendiamo che gli altri corrispondano a quell’idea, confermando il nostro pregiudizio. Non siamo aperti all’imprevedibilità dell’esperienza.

“‘Quello che fai è schifoso. Ti hanno vista tutti’. Mia madre pensava di me quello che pensavano gli uomini che mi scrivevano e-mail sconce”, riflette Clara. Quanto può essere violento il rapporto con una madre?

Il più violento di tutti. Perché una madre che ti rifiuta e ti disprezza è qualcosa che tocca profondamente la tua vita più intima. Tocca il cuore, e te lo spezza. La mamma non è una persona qualunque, è colei che ti ha dato la vita. E se la vita che ti ha dato lei la rifiuta e la odia, e ti fa capire che avrebbe fatto meglio a non farti nascere, ecco che allora si frantumano tutte le sicurezze emotive che dovrebbero farti crescere al sicuro. Chi non cresce al sicuro non è detto che sia condannato all’infelicità, ci si può riscattare anche da madri violente e cattive.

Clara “era sola, disgraziata e folle. E dava l’impressione che avesse lavorato duro per diventare tutte e tre le cose”. Melissa, al contrario, sembra in grado di potersi salvare e a un certo punto del romanzo, prova a tendere la mano generosamente anche a Clara…

È stato necessario farlo. Non potevo lasciarla sola, pure se è quello che una come Clara ha sempre voluto. Ci sono persone che non vogliono essere salvate, ed è giusto rispettarle.

“Condividere è una cosa che ci dicono da quando siamo piccoli. Devi condividere i tuoi giochi con gli altri bambini, condividere i tuoi genitori con i fratelli e le sorelle minori, condividere il cibo con chi non ce l’ha. Ma è una stronzata: nessuno vuole condividere davvero, vogliamo le cose solo per noi, vogliamo tenercele strette”. Melissa è capace di condividere?

So condividere le cose materiali, non ho senso del possesso. Però non so condividere il tempo e le esperienze. Quando faccio qualcosa da sola mi sento meglio, farla con qualcun altro mi crea moltissimi disagi, di vario tipo.

“In quegli anni ci hanno messo addosso quello che hanno voluto e noi li abbiamo lasciati fare. Ci hanno truccato come bambole e trattate come delle incapaci solo perché non ci vergognavamo di stare nude. Siamo state mansuete”. Clara e Melissa sembrano aver vissuto un’esperienza simile ma ne sono uscite in maniera totalmente diversa. In un certo senso Clara sembra una Melissa che non ce l’ha fatta. Hai messo nel suo personaggio tutto quello che vorremmo scongiurare e che poteva accadere anche a Melissa…

Sì, ho messo le mie paure. Quello che poteva succedere e non è stato. Se una paura la racconti, sparisce. In me infatti è sparita, dopo aver scritto questo romanzo.

Oggi con PAL (Piccola Agenzia Letteraria) ti occupi in maniera autonoma e a tutto tondo di libri e pubblicazioni, aiutando giovani esordienti a sopravvivere in un mondo editoriale che non sempre si dimostra clemente. La tua esperienza personale ti è stata di aiuto e di ispirazione?

Senza la mia esperienza personale non avrei mai fondato PAL, non ci avrei proprio pensato. E invece PAL nasce proprio con l’intenzione di illuminare una strada parecchio oscura a chi si avvicina per la prima volta al mondo editoriale, cercando di proteggere autori e autrici non solo da raggiri, ma anche dalle ustioni che può portare il successo e dagli annegamenti del fallimento.

È stata Adrienne Rich in Nato di donna a sottolineare come tutti gli esseri umani su questa terra siano nati da una donna, eppure “sappiamo di più dell'aria che respiriamo e dei mari in cui navighiamo che della natura e del significato della maternità”. Ad un certo punto del romanzo si parla anche di maternità, non secondo le teorie più in voga oggi sui social ma con una semplice frase, che sembra racchiudere una riflessione intima e personale. “Si dice che un figlio non realizzi una donna, ma tutto dipende dai buchi che hai dentro. Io avevo il buco dell’amore e lui l’ha riempito”, dice Clara parlando del figlio Andrea. È anche il tuo pensiero?

È assolutamente un mio pensiero. Va molto di moda dire che una donna non si realizza con un figlio, e sono sicura che per molte è così. Ma ciascuna donna è una storia e le storie sono irripetibili. Nella mia storia personale, fatta di successi e di grande libertà, un figlio non è mai stato una sottrazione, ma un’esperienza che volevo e dovevo assolutamente fare per rompere la mia maledizione di figlia. Io quindi non ho paura di dire che i miei figli mi hanno completata, perché hanno completato il mio percorso umano e hanno pacificato quella furia che sin da bambina mi portavo dentro. Ma vale per me, mica deve valere per tutte.

In calce al volume si legge che prima della pubblicazione definitiva il manoscritto ti è stato rubato da un anonimo lettore senza scrupoli. Com’è successo? E come hai interpretato questo avvenimento?

Mi ha molto divertito, e ho pensato fosse la chiusura perfetta per questo libro dove la protagonista si fa rubare tutto, pure il manoscritto!  È successo che un tizio ha creato una e-mail falsa, ma molto realistica, chiedendo alla casa editrice le bozze finali del romanzo. Ce ne siamo accorti a cose fatte. Vorrei chiedergli se poi alla fine gli è piaciuto, il libro.

Da tempo studi l’astrologia con passione e professionalità. Quando hai iniziato ad interessarti alle stelle?

Più di un decennio fa, durante una relazione difficile in cui cercavo di capire perché accadessero certe cose e come fossero fatte le persone. Ho scoperto che le stelle sapevano indicarti una strada per comprendere. Una delle tante.

Nel 2021 è uscito per Giulio Perrone un tuo bel ritratto romanzato su Lisa Morpurgo, traduttrice, scrittrice e astrologa. Una figura rivoluzionaria che si esercitava sui temi natali di Gabriel García Márquez e di Dino Buzzati e su quelli di molti altri amici e conoscenti dell’editoria. Capita anche a te di usare l’astrologia come una sorta di psicologia applicata alle stelle sulle persone con cui lavori e con cui hai a che fare?

Lo facevo quando avevo più tempo, era molto divertente. Mi capitava soprattutto di farlo con i ragazzi con cui uscivo, con un brutto Marte non mi sarei mai avventurata.

E a Clara ti è capitato di pensare? Dove avrebbe avuto il Sole e che pianeti l’avrebbero caratterizzata?

Clara avrà sicuramente qualche pianeta ricco d’acqua, tipo Nettuno, che spegne un Sole di fuoco, magari in Leone. Un tema natale pieno di stimoli, con tante congiunzioni, tante quadrature. E una Venere isolata.

Storia dei miei soldi di Melissa Panarello

A raccontarci questa storia è una scrittrice, resa famosa quando era molto giovane da un audace romanzo nel quale metteva in scena sé stessa. Adesso è una donna adulta, ha costruito una famiglia e le sembra di avere compreso che scrivere per lei è stato il frutto di un’urgenza ora sopita. Ma la vita si incarica di dimostrarle che per conoscersi veramente bisogna trovare lo specchio in cui guardarsi e mette sul suo cammino Clara, l’attrice che quindici anni prima è stata il suo doppio nel film tratto da uno dei suoi romanzi.

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Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa Panarello

Melissa vive a Catania, sta per compiere sedici anni e confida al diario i desideri e i tormenti ma soprattutto il disagio di una ragazza che sta per diventare donna. Una sera conosce Daniele, un ragazzo di diciotto anni, e con lui scopre il sesso ma rimane anche invischiata in un rapporto del tutto privo di calore emotivo e slancio passionale. Incontro dopo incontro si abitua alla freddezza di quel compagno rude e inizia a cercare in altri uomini una brutalità molto distante dai sogni di tenerezza della gioventù: regala il corpo a quanti lo desiderano, in attesa di colmare una mancanza più profonda.

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Il primo dolore di Melissa Panarello

Rosa ha quarantadue anni, un compagno che la ama, un carattere testardo e vulnerabile fatto di paure dissimulate e incrollabili volontà, di solitudine e selvatico coraggio. Rosa, che non parla più con sua madre da anni, ora madre sta per diventare lei, e, con la certezza di voler essere diversa da quella figura tanto fredda e incostante che l’ha segnata nel profondo, scruta con amore il calore che porta dentro per indovinare cosa sarà di lei.

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Rosa Carnevale, giornalista. Si occupa di arte, fotografia e libri. Ha collaborato, tra gli altri, con Artribune, L’Officiel, Rolling Stone Magazine, Lampoon, Marie Claire e Grazia. Per la casa editrice Contrasto è redattrice e consulente di progetti editoriali.



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