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    Grazie per i commenti.

    Un romance adulto

    Confesso di aver preso questa seconda prova del duo Folgorata & La Pizia con qualche riserva. “Troppo per me”, il loro lavoro precedente, è un buon romance ma non esattamente nelle mie corde per tema e argomenti. Troppo young adult, probabilmente, troppe paturnie adolescenziali. Comunque, grande sorpresa e piacere quando mi rendo conto che il “Principe” è in realtà diverso. È un romance bellissimo, molto più adulto e maturo. Intendiamoci, fa ridere, e tanto, e questo è un altro punto forte del libro, ma i temi e i personaggi hanno un altro spessore. La lei è Gertrude, neo avvocato battagliera e preparata, che arriva a Vicenza dopo aver mandato a quel paese il padre traffichino e pericoloso. Gertrude non sogna il principe azzurro, ha anzi degli uomini una opinione bassissima. Con estremo turbamento,quindi, realizza di essere attratta in modo irrazionale e irresistibile dal lui della storia, Ascanio. Ascanio del principe delle favole non ha nulla. È sì bello, anzi bellissimo, un metro e novanta di statuaria magnificenza, ma è nero e neanche troppo gentile, e anzi al goffo tentativo di Gertrude di approcciarlo reagisce con un due di picche al limite della cafonaggine. L'incontro innesca la storia, che nella seconda parte del romanzo si fa più cupa e dolorosa, e scoperchia segreti che due famiglie hanno cercato con accanimento di seppellire. Devo dire che ho trovato Gertrude la cosa più fresca e interessante del romanzo. Gertrude fa errori ma prova a ragionare, a volte con successo e altre no, ma ci prova. In questo l'ho sentita “vera”: anche se sta da cani, va avanti. La cosa più importante, per lei, è il lavoro, come converrebbe qualunque essere umano raziocinante sopra i sedici anni, non gli sdilinquimenti d'amore. Hai il cuore spezzato? Pace, le bollette vanno pagate comunque. Poi, Gertrude punge. È buona, ma punge. E resta pungente anche all'immancabile happy end. Infine, Gertrude si innamora di Ascanio non perché sia uno stallone selvaggio ma perché è un uomo buono. E questo la manda in tilt, perché uno stallone tutto sesso lo gestisci, non ti destabilizza. Un uomo buono, invece, manda al macero le tue certezze. Ascanio a volte mi è sembrato un bambino isterico che avrei preso a ceffoni, ma lo svolgimento della trama in qualche modo lo giustifica. Anche lui è infatti una persona imperfetta, non il supermacho che non deve chiedere mai. Altro elemento positivo: il libro ci risparmia parecchi cliché inutili. Il patriarca nobile, ricco e potente non è per forza il fetente della situazione. Menzione d'onore dunque al padre di Ascanio quando dice al figlio:”Smettila di fare il deficiente e usa il cervello!” Novanta minuti di applausi. E veniamo infatti ai comprimari. Un po' scialbe le colleghe di Gertrude. Sono personaggi non perfettamente riusciti, secondo me. Molto più interessante è l'impagabile Filippo Maria, maggiordomo provvisto di eloquio forbito e mente acuta, devoto alla famiglia Costa ma non per questo incapace di uno sguardo ironico sui disastri di cui sono capaci. Poi c'è Luana, la procace lavascale promossa sul campo visurista e poi segretaria, e Anna, la madre di Gertrude, vittima troppo arresa alle angherie dell'ex marito. Una signora “bene” che ne ha subite abbastanza da decidere, a un certo punto, dove buttare le convenzioni sociali. Il linguaggio scorre bene, nonostante un paio di refusi. Consigliatissimo.
2

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