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    Un secondo libro superiore alle aspettative

    La storia inizia esattamente dove l'avevamo lasciata al termine del primo volume; i protagonisti, usciti dalla foresta di Silentwood, si dirigono verso Solenor. Prima dell'inizio della loro trama vera e propria, c'è anche un piccolo prologo che si capirà pienamente solo in seguito. Se il primo libro mi è sembrato procedere a volte per compartimenti stagni (prima un episodio, pausa, poi un altro episodio in un altro posto con qualcos'altro da affrontare, pausa, e via dicendo), questo mi è sembrato decisamente più organico. Si eventi si amalgamano meglio fra loro, si spazia a personaggi in luoghi molto diversi, e la pluralità di voci è sempre chiara e distinta. Non manca una buona dose di combattimenti, narrati più maniera epica e credibile. Per quanto concerne gli avvenimenti sulla Terra, invece, per tutto il libro non ho potuto fare a meno di pensare che, come per la seconda metà del primo, ci fossero pochi episodi. Ma quando sono giunta all'epilogo dedicato, ho capito come mai si fosse optato per una scelta simile; difatti, giusto nell'epilogo si lancia un piccolo assaggio di un frammento di storia troppo importante per essere diviso fra un libro e l'altro, e allora l'autore lo rimanda al successivo. Due argomenti interessanti, che spiegherò uniti perchè sono spesso motivo di tabù o di leggero timore in molti libri, sono la religione e l'omosessualità. Per quanto riguarda l'omosessualità, ovviamente dalla religione è osteggiata, tuttavia comunque se ne parla. Vengono anche esternati sentimenti che provano certi uomini verso altri uomini, e si asseriva inoltre che in un determinato luogo avvenivano tresche amorose. Mi piace molto il tema dell'omosessualità nei libri fantasy e qui è trattata con una delicatezza tale che non sembra timore, o fastidio. La religione invece merita un approfondimento più completo. Non mi soffermerò a parlare delle regioni di Corown (eviscerate nei minimi dettagli da Davide), tuttavia vorrei porre la questione sul confronto sulle religioni di Corown e le nostre. Il protagonista, Peter, conosce le nostre religioni, dove credere è fare un "salto di fede", dove le divinità non assistono i propri fedeli e non c'è alcuna certezza di una vita dopo la morte. Le religioni corowniane sono invece ben diverse; i credenti hanno prove tangibili dell'esistenza delle loro divinità, come la possibilità di lanciare incantesimi sacri, proteggere o potenziare i propri accoliti. Ne nasce una discussione accesa non solo interessante per quanto riguarda la costruzione del world building, di cui parlerò fra poco, ma anche spunto di riflessione per il lettore. Ed eccoci al world building. Quando avevo detto all'autore, durante la lettura del primo libro, che mi piaceva molto la costruzione del suo mondo e che era dettagliato e soddisfacente anche nei minimi dettagli, mi ha risposto che in quel tomo se ne ha giusto un assaggio. Ammetto di avergli creduto solo dopo aver letto numerose pagine di questo secondo volume. Infine, ciò che del libro ho apprezzato di più: la caratterizzazione dei personaggi. I personaggi principali sono spiegati nei minimi dettagli, le loro paure, i loro sentimenti, il loro passato. Tuttavia, non è su questo aspetto che desideri soffermarmi. (dopotutto, ogni buon fantasy deve caratterizzare come si deve i propri protagonisti) Ma ad essere altrettanto vive sono quelle che noi considereremmo solo delle mere comparse. Faccio un esempio. Sempre nella cittadina dei karzellod i protagonisti devono fare una certa cosa, solo che non possono farla da soli, e allora chiedono aiuto a un gruppo di ragazzi che padroneggiano il Radiant. L'autore ce li presenta, loro fanno ciò che dovevano fare, e se ne vanno. Allora tu sei lì che pensi "ok, questi personaggi servivano solo per fare questa cosa, non si vedranno più", e invece ci si sbaglia, perchè avranno un ruolo importante più avanti, verranno caratterizzati altrettanto bene con un bel background e si avrà occasione di rivederli (presumo anche negli altri libri). Questo era solo un esempio di molti personaggi che sembrano adempiere a uno scopo, solo che poi ti rendi conto che non erano stati creati per quello scopo in particolare, ma per essere persone vive in un mondo altrettanto vivo. Arrivando infine alle conclusioni (ve le ho fatte sudare, eh?). Se a "La Spada dai Sette Occhi" avevo dato cinque stelle anche come plauso all'autore per il mastodontico impero messo su, "L'Armata degli Scheletri" merita appieno questo punteggio e anche oltre. Tutto è migliorato rispetto al libro precedente, la scrittura, l'evoluzione e la quantità dei personaggi (gestiti sempre con oculatezza), la trama. Si riesce a intravedere un progetto di fondo anche solo in questi due libri. Un dettaglio come un fiore, una presenza quasi insignificante e di colore all'interno del primo libro, trova ragione di essere nel secondo. La combinazione di una cassaforte, che sembrava detta tanto per nel primo volume, avrà occasione di essere utilizzata nel secondo.
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