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    Da leggere!

    Non vedevo l’ora di buttarmi su questo libro: sapevo che si parlava di uno scrittore che faceva il passaggio di consegne ed ero ansiosa di rubare tutti i segreti del mestiere di Marco Canella … e invece mi sono ritrovata a far fuori una scatola di Kleenex. Ma partiamo dall’inizio. Marco (il protagonista, non l’autore) è malato terminale e viene ricoverato in un Hospice per i suoi ultimi giorni. Sua moglie Vanessa è l’unica persona che vuole accanto, e per distogliere i pensieri dal dolore e dalla paura della morte, si aggrappa all’idea che continuerà a sopravvivere, anche dopo il terribile momento, grazie alla scrittura. Marco infatti scrive con lo pseudonimo di Meli Writer, e Meli continuerà a scrivere, perché lui insegnerà tutto a Vanessa passandole il testimone. Ma la scrittura assume anche molte altre valenze in questa storia. Non è solo un modo perché di sé non si perda memoria, per dimenticare la paura grazie a un obiettivo; diventa anche un’ancora di salvezza, un’isola in cui rifugiarsi quando la realtà diventa troppo pesante. La scrittura è uno strumento per comunicare con Vanessa e dirle tutto quello che Marco non è riuscito a dirle con le parole, per timidezza. Diventa un modo per fare l’amore, quando il fisico non è più in grado di sostenere l’impetuosità dei propri desideri. Lo stile di questo romanzo è pulito e diretto, non è volto a creare un’intensa drammaticità, e forse proprio per questo suo tentativo di volare leggero su un tema tanto delicato, ogni volta che la mia mente si soffermava a vedere il dramma nascosto tra le righe ero toccata da sensazioni a cui non ero preparata. Io sono fatta così: basta sfiorare una corda emotiva e si mette a vibrare tutto il filo con le campanelle. Il romanzo affronta la quotidianità della malattia che avanza imperterrita, ci mette di fronte a una delle nostre paure più profonde: la morte e la perdita delle persone che ci vogliono bene, l’impotenza sul nostro destino e il fare i conti con l’impossibilità di avere un futuro. Al contempo, con la stessa cruda oggettività con cui descrive questa realtà comune purtroppo a tante persone, mostra anche il coraggio, un coraggio così “umano”… che le persone tirano fuori proprio in quei momenti che risultano cruciali nella vita. Persone che cercano di fare del loro meglio e che non sono perfette, che affrontano una vita che li mette alla prova perché non possono fare altro. E il bello è che per quanto la storia possa avere un risvolto tragico e possa spingere a odiare la vita e la cattiva sorte, in realtà questo romanzo ci ricorda che la vita è un dono e che può stupirci anche nei momenti peggiori. Senti come canta il cuore è un’ode al vivere la vita fino in fondo, finché c’è tempo. A godere delle ultime giornate di sole, a non rimandare a domani per dire “ti amo” o “sei bellissima”, ad assaporare la calma e la compagnia silenziosa delle persone che ci vogliono bene. E no, non è un corso di scrittura, ovviamente (anche se un paio di righe me le sono evidenziate). Gli argomenti vengono trattati in modo assolutamente comprensibile per un lettore medio e i momenti narrativi sono perfette boccate d’ossigeno per staccare dalla realtà della malattia di Marco. In fondo cos’è una storia narrata se non un momento per sognare, per raggiungere posti in cui si vorrebbe andare, per fare cose che non si è potuto fare, o per esprimere emozioni che non si riesce a verbalizzare? E ovviamente, per fare l’amore in tanti modi e in tanti posti, un fare l’amore dolcissimo ma sempre passionale.
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