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Synopsis

Paul Sturgis è un ex funzionario di banca che vive solo in un piccolo, buio appartamento che un tempo gli era parso un pied-à-terre di lusso. Passeggia da solo e mangia da solo, scambiando convenevoli che non peccano mai di invadenza, improntati come sono alla più rigida cortesia, con le anime pie che incrociano di volta in volta la sua strada: l’allegra ragazza australiana che gli taglia i capelli, la padrona della tintoria che gli racconta del nipote, le commesse asiatiche al supermercato. Tutte donne… l’elemento, per lui, irrimediabilmente perduto della vita. Poiché ha letto da qualche parte che Stendhal, un tempo il suo scrittore preferito, cadde riverso per strada e fu poi portato a casa di un cugino stretto dove in seguito spirò, Sturgis non manca mai di fare una visita domenicale, nella zona nord di Londra, a una cugina acquisita rimasta vedova. Andarsene tra le braccia di una parente più o meno bendisposta non sarebbe, infatti, così malvagio. Una cugina acquisita, tuttavia, non è la stessa cosa di un cugino stretto, e lo sforzo di Sturgis di raggiungere con lei un’intimità appena accettabile rasenta spesso l’esasperazione. Sturgis non riesce, perciò, a trarre alcun senso dalla sua solitudine e dal suo vivere un’esistenza il cui legame col mondo è scandito soltanto da catastrofici eventi: l’ex collega che ha avuto un ictus, quell’altro con l’alzheimer e la moglie allo stremo, e poi il proprio cuore ballerino, gli improvvisi accessi di fatica, gli occasionali vuoti di memoria. Passerebbe il resto dei suoi giorni a struggersi alla ricerca delle ragioni della sua solitudine, del fallimento delle sue relazioni, degli amori e delle compagnie perdute, se un occasionale incontro non lo ridestasse in qualche modo al mondo e alla vita. Victoria Gardner, detta Vicky, una donna bella, bionda, azzimata, con almeno vent’anni in meno e un’aria magnificamente agitata da un matrimonio appena finito, gli mostra in maniera inaspettata che in lui, Paul Sturgis, sopravvive forse ancora il residuo del sentimento. Magnifico romanzo sulla crudeltà della vecchiaia, sulla stagione in cui ci si concentra soltanto su se stessi, Una vita a parte è un’opera in cui «la scrittura abile e toccante» (Mary Gordon) di Anita Brookner celebra il suo trionfo. «Brookner ha dato voce a ciò che lei ritiene la verità centrale della condizione umana: la solitudine assoluta. Lo fa, tuttavia, attenendosi così ferocemente ai crudi fatti della vita da ricordare a volte le pagine migliori di Philip Roth o Michel Houellebecq». David Sexton, Evening Standard «Ogni libro di Anita Brookner è un’implorazione, anzi una preghiera laica e prudente, uno scongiuro contro la notte incombente». Hilary Mantel, Guardian

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