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    Recensione a cura di Kiki per RFS

    Ho iniziato a leggere “Congedo Assoluto” memore della commozione profonda che mi aveva trasmesso il primo volume della serie “Liberi”, dal titolo “Libertà Condizionata”. Una serie che consiglio a tutti gli amanti del genere m/m, perché mostra una faccia dell’America che non è bella da vedere né da raccontare. L’America del profondo Texas omofobo, delle carceri, dei veterani dell’esercito, feriti nel corpo e nello spirito. L’America che non perdona. Un primo volume crudo e a tratti difficile da leggere, ma veramente indimenticabile. Allora era la storia di Sage e Win a tenere banco, in questo romanzo i due amanti saranno i comprimari che accompagnano la storia d’amore di Eric e Troy. In questo libro sapevo che avrei trovato di nuovo le vicende di Sage e Win, ma mi sono accostata a esso perché prometteva di narrare la storia di due personaggi disabili. Ero veramente incuriosita da questa tematica, e speravo che l’autrice non deludesse le mie aspettative, creando personaggi “macchietta” o scene impossibili e lontane dalla realtà. Con gioia mi sono accorta che la narrazione delle vicende e delle difficoltà dei protagonisti è stata fatta con semplicità e assoluto realismo, senza nascondersi dietro il pudore di ciò che può o non può essere detto. Un applauso a BA Tortuga, che ha raccontato l’amore fisico di due persone diversamente abili con grazia e realismo. C’è tanto buon sesso, in questo libro, se vi fosse venuto il dubbio! Ecco la trama. Eric Tremaine, ragazzone della Louisiana, ex tenente dell’esercito, viene congedato dal servizio militare attivo dopo che il suo mezzo salta su una bomba e lui riporta gravi danni a un fianco e a una gamba. Ferito nel corpo e nello spirito, non sa dove andare: la famiglia non lo vuole a causa della sua omosessualità, e lui non può più servire l’esercito, che era diventato la sua seconda casa. Chiede quindi aiuto ad Adam (Win) Winchester, poliziotto texano che vive con il compagno Sage in un ranch. Entrambi sono lieti di accoglierlo per aiutarlo nel difficile percorso di riabilitazione. Di questo viaggio verso il miglioramento è protagonista Troy, il fisioterapista/allenatore, che con Eric inizia una bellissima storia d’amore. Troy è un personaggio indimenticabile: bellissimo, palestratissimo… e senza entrambe le gambe, amputate sopra il ginocchio quando aveva quindici anni a causa di un incidente. Questo libro è veramente bellissimo. Dolce e romantico, ma mai stucchevole, e dotato di un realismo che il più delle volte spezza il cuore. Questa autrice mi stupisce ogni volta di più. Se il primo volume mi aveva fatto piangere, questo mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto capire che si può andare oltre la disabilità, la mancanza di un arto, la funzionalità del corpo. Mi ha fatto capire che l’amore è anche accudimento, e che a volte bisogna lasciarsi curare da chi ci ama. Che bello ritrovare Win e Sage felici nella loro casa, che diventa luogo di rinascita per Eric. Che bello vedere di nuovo Troy, capire la forza di questo ragazzo che da adolescente, per una bravata, si è visto togliere la possibilità di fare tante cose, ma ha imparato a essere al servizio degli altri attraverso il suo lavoro di fisioterapista. Che bello conoscere Eric, con la sua PTSD, con le sue ferite, con la rabbia e la speranza, e con il cuore che, per la prima volta, si apre all’amore. Un ultimo appunto che mi ha fatto apprezzare questo libro ancora di più: scrivo recensioni nel tempo libero che mi lascia il mio lavoro di architetto, ed è stato interessante vedere descritti nella casa di Troy, senza vergogna o falso pudore, tutti quegli accorgimenti indispensabili per un disabile che, quando non porta le protesi, si deve spostare sulla sedia a rotelle: rampe, sbarre, mobili della cucina adattati per chi è più basso o per chi si deve accostare con la carrozzina. Noi “normodotati” a volte ci dimentichiamo come possa essere difficile spostarsi in una casa piena zeppa di mobili o poco accogliente. La casa che si adatta al diversamente abile è un tema che mi è molto caro, e lavoro ogni giorno perché le nostre città diventino sempre più non “a misura d’uomo” ma a misura di “qualsiasi uomo”. Inutile dire che vi consiglio con tutto il cuore questo libro e il volume che lo precede!
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