'La mappa non è il territorio'. La lezione di Gregory Bateson
Antropologo, biologo, psicologo, linguista, epistemologo, etologo e cibernetico. Per introdurre e valutare l’eredità intellettuale di Gregory Bateson sarà opportuno, coerentemente con il suo modus operandi, scomporre ed analizzare le varie maschere che lo hanno attraversato, cercando di scorgere fra di esse i frammenti di quella 'sacra unità' da lui sempre ricercata.
Gregory Bateson, antropologo
Bateson nasce come antropologo. Dopo una laurea in biologia a Cambridge completa gli studi accademici a Oxford sotto l’egida di colonne portanti dell’antropologia britannica quali Radcliffe-Brown e Malinowski, ma subito dimostra una notevole originalità teorica e metodologica. Uno dei suoi contributi teorici più significativi in questo campo è sicuramente l’idea di schismogenesi, proposta per la prima volta nel saggio Contatto fra culture e schismogenesi nel 1935 e successivamente ampliata nell’insolita monografia etnografica Naven- un rituale di travestimento in Nuova Guinea, nel 1936.
Nelle parole dell’autore la schismogenesi è “un processo di differenziazione progressiva del comportamento individuale o di gruppo risultante dall'interazione cumulativa fra individui o gruppi”. Quello che caratterizza questa modalità di interazione è il suo presentarsi come un loop. A un comportamento dell’individuo o gruppo A segue un comportamento complementario o simmetrico del gruppo B, il quale a sua volta alimenta il comportamento di A, che a sua volta rialimenterà le risposte di B e così via.
Sul piano macrosociale la lotta di classe può essere considerato come un esempio di schismogenesi complementare, mentre la corsa agli armamenti della Guerra Fredda come un esempio di schismogenesi simmetrica. La schismogenesi è per Bateson un processo sociale in parte ineluttabile e fondamentale nella creazione delle differenze fra individui o gruppi, e in parte una tendenza cumulativa tendente all’escalation che se non viene mitigata da altri processi o dispositivi culturali finisce per portare un sistema al punto di collasso.
Le riflessioni di Bateson sulla schismogenesi risultano estremamente attuali. I mutamenti geopolitici e le numerose e drammatiche crisi a cui stiamo assistendo, uniti a un bombardamento propagandistico quotidiano e all’effetto di algoritmi creati ad arte per favorire le interazioni più polarizzate e conflittuali stanno innescando spirali schismogenetiche sempre più devastanti e violente all’interno della società globalizzata. Rileggere oggi i suoi scritti a riguardo può forse fornirci degli strumenti che ci possano aiutare a disinnescare, anche solo in parte, questi processi altamente distruttivi.
Gregory Bateson, epistemologo
Bateson non è stato solamente uno studioso dei fenomeni sociali o, come vedremo, psichici, ma ha anche sollevato importanti questioni di carattere epistemologico all’interno delle sue opere. Conscio che, come amava ripetere, 'la mappa non è il territorio', si è sempre interrogato sulla maniera in cui le persone concettualizzano e descrivono la realtà.
L’essere umano non può fare a meno di utilizzare metafore e modelli, in particolare quando si pone domande su fenomeni tendenti all’astrazione come la Natura, la Mente o la Società. Questi strumenti del pensiero sono tanto fondamentali e costruttivi quando ci permettono di esplorare la realtà, tanto oscuranti e mistificanti quando li scambiamo per la realtà stessa. Per Bateson ogni forma della conoscenza umana è strutturata sull’oscillazione fra due modalità di pensiero: in un primo momento, quando un paradigma è nella sua fase embrionale, si ha una proliferazione del cosiddetto pensiero lasso, costituito da immagini, intuizioni e concetti magari imprecisi ma dal forte potere evocativo; successivamente, quando la nuova corrente di pensiero si consolida, avviene una rifinitura attraverso il pensiero formale, che permette di creare regole, modelli e concetti più precisi e ben definiti. L’avanzamento di qualunque disciplina, sia essa scientifica, filosofica o artistica, non può prescindere da nessuno di questi due elementi.
Un altro aspetto su cui Bateson insiste in quasi ogni sua conferenza, saggio o articolo è la sua sfiducia nella supposta divisione fra scienze naturali (o dure) e scienze sociali (o morbide), oltre che nelle divisioni fra le varie specifiche discipline. È per questo motivo che, per esempio, nei suoi testi sul gioco (Verso una teoria del gioco e della fantasia) o sull’apprendimento (La pianificazione sociale e il concetto di deuteroapprendimento) Bateson passa senza problemi da esempi etologici sulle lontre e i topi da laboratorio ai rituali polinesiani o alle dinamiche famigliari umane.
Per Bateson la realtà è una grande unità, ed egualmente unificato dev’essere il suo studio. L’economia, l’estetica, la psiche, la cultura, la società, la natura e via dicendo non sono per Bateson cose che esistono di per sé separate, bensì aspetti che le varie discipline astraggono e delimitano per poterli osservare.
Gregory Bateson, psicologo e teorico dell’apprendimento
Se a un primo lettore la varietà di temi dell’opera batesoniana potrà sembrare soverchiante, o sospetta, c’è un semplice concetto che permette di mettere ordine all’interno della matassa: l’idea di contesto. La centralità di tale nozione è esplicitata dall’autore stesso, il quale dichiarò che il fenomeno del contesto costituisce la linea di separazione fra la scienza nella sua accezione ‘classica’ e quel tipo di scienza che egli si è sforzato di delineare.
Bateson intende il contesto in primis come un fenomeno inerente alla comunicazione. Ispirandosi alla teoria dei tipi logici di Russell e Whitehead, egli concepisce la comunicazione come una forma di interazione composta da più messaggi organizzati gerarchicamente per cui i messaggi situati al livello superiore specificano il tipo di appartenenza di quelli situati al livello inferiore.
Un esempio semplicissimo aiuterà a chiarire il concetto. Poniamo il caso che un nostro amico ci dia del deficiente. In questa situazione “tu sei un deficiente” corrisponderebbe al primo livello comunicativo, mentre il tono di voce, la sua espressione facciale, la situazione in cui ci troviamo costituirebbero il secondo livello, il quale ci permetterebbe di capire se l’affermazione “tu sei un deficiente” vada interpretata come ironia o rabbia/aggressività.
Da questa formulazione risulta più facile comprendere idee come il deuteroapprendimento e il doppio vincolo, che costituiscono i contributi più importanti di Bateson alla psicologia. Con il termine deuteroapprendimento (ossia apprendimento di secondo livello) Bateson si riferisce al fatto che gli organismi (in particolare i mammiferi) apprendano non soltanto dalla risoluzione dei problemi che gli vengono presentati ma anche dalla modalità stessa con cui questi vengono sottoposti. Questo ha delle implicazioni notevoli per la pedagogia e l’educazione. Cosa succede se, ad esempi, vogliamo educare a valori quali l’altruismo e la collaborazione ma lo facciamo con metodi che incoraggiano e premiano la sopraffazione e la competizione? La capacità, umana e non solo, di apprendere dalle situazioni, apprendere ad apprendere nella formulazione quasi zen dell’autore, può essere responsabile della formazione di tendenze caratteriali implicite, ed è anche il motivo per cui diversi progetti di condizionamento sociale, utopici o distopici che siano, finiscono per generare conseguenze impreviste rispetto alle intenzioni di chi li mette in atto.
Se prima della seconda guerra mondiale il lavoro di Bateson si è concentrato su questioni antropologiche, negli anni cinquanta i suoi sforzi si dirigono verso l’area della psicologia e della psicopatologia. Fonda il Mental Research Institute, successivamente noto come la scuola di Palo Alto, e si dedica allo studio soprattutto della schizofrenia. È in questo periodo che nasce l’idea del doppio vincolo, o doppio legame a seconda della traduzione, uno dei concetti più affascinanti e potenti dell’opus batesoniano.
Per 'doppio vincolo' si intende una interazione emotivamente significante caratterizzata da una forte incongruenza fra livelli comunicativi diversi alla quale il soggetto ricevente non possa sottrarsi. Uno degli esempi classici è quello di una madre che dice al figlio "Non devi aver paura di esprimere i tuoi sentimenti" (primo livello verbale di comunicazione) ma, nel momento in cui il figlio le si avvicina in cerca di contatto lei si ritrae esprimendo fastidio (secondo livello non verbale). Se una situazione affine si presentasse fra due estranei non sarebbe così determinante, potrebbe semplicemente essere bollata come incongruenza e ignorata o risolta, ma vista la carica affettiva che sottende il rapporto genitore-figlio, questo fa sì che venga vissuta in maniera particolarmente conflittuale. Se il figlio, in concordanza con la reazione materna, limitasse le sue espressioni di vicinanza, la madre potrebbe incolparlo di non essere affettuoso, mentre se cercasse di esprimerle la contraddizione lei la negherebbe rifacendosi esclusivamente al livello verbale di comunicazione. Situazioni di questo genere ripetute più volte hanno l’effetto cumulativo non solo di generare forti vissuti di colpa e angoscia, ma anche di scissione interna. Essendo impossibilitato a risolvere l’impasse paradossale, il soggetto ricevente ricorre inconsciamente a scissioni man mano più profonde e radicali. Tali scissioni per Bateson contribuiscono alla sintomatologia psicotica, e in particolare schizofrenica.
Gregory Bateson, ecologo della mente
Non si può riassumere il percorso di Gregory Bateson prescindendo dalle sue invenzioni concettuali, spesso presentate in articoli brevi e concisi ma ricche di declinazioni. Per ragioni di brevità mi sono limitato qui ai testi contenuti in Verso un’ecologia della mente, unanimemente riconosciuto come il suo testo più importante in assoluto. Inoltre, se Bateson è stato un pensatore eclettico, altrettanto eclettica è stata la sua ricezione. La sua opera ha influenzato personalità provenienti dalle discipline più disparate, includendo tanto le scienze naturali quanto quelle sociali, per non parlare della sua elevazione a guru da parte di diverse correnti new age. Autori tanto diversi e talvolta inconciliabili quali Tim Ingold, Carlos Reynoso, Valeria Ugazio ma anche Gilles Deleuze ed Edgar Morìn lo hanno citato o si sono rifatti in parte o in toto alle sue idee.
Bateson ci ha invitato a capovolgere la nostra prospettiva, a considerare la parte come un prodotto dell’insieme, e a vedere ogni cosa dal punto di vista del sistema di cui è parte. È stato un pensatore dell’interazione, per lui il mondo non era composto di soggetti e oggetti chiusi in sé stessi, ma di processi, relazioni e interazioni costantemente in corso, dai quali emergono quelli che noi isoliamo come soggetti e oggetti. Questi a sua volta guidano e dirigono i processi e le interazioni, in un rapporto ciclico riassunto dalla frase il fiume modella le sponde e le sponde guidano il fiume. Forse in effetti non esiste miglior riassunto dell’opera Batesoniana di questo aforisma dagli echi eraclitei.
Gregory Bateson e l'Ecologia della Mente
Nell'audiolibro potrete ascoltare brani tratti dai suoi libri più importanti e dalle sue conferenze accompagnati da un commento biografico.
Visualizza audiobookAndrea Pilloni, antropologo, ha studiato fra l’università di Aberdeen e l’università di Amsterdam antropologia sociale e culturale. Ricercatore indipendente, si è dedicato allo studio delle arti visive, del pensiero magico-rituale e della relazione fra uomo e ambiente. Nel 2023 è uscito per Piano B edizioni L’ecosistema in noi scritto in collaborazione con Francesco Boer.