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Isaac B. Singer e l'arte di creare grandi storie

Di Matteo Moca • maggio 12, 2021

Immagine di copertina

Quando lo scrittore polacco, poi naturalizzato statunitense, Isaac Bashevis Singer vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1978, alcuni giornalisti e critici si chiesero come mai Singer, scappato dall'Europa quando la violenza nazista stava già mostrando tutto il suo furore, non si fosse mai occupato nei suoi libri della Shoah. Certo, Singer non se ne occupò mai direttamente scrivendo storie ambientate in quell'atmosfera, ma ogni sua pagina e ogni sua riga sono attraversate da un'analisi profonda della cultura ebraica e dal tentativo di dare a questa una rappresentazione che si muove geograficamente tra molti luoghi del mondo, in particolare quelli della sua esistenza, l'Est europeo e gli Stati Uniti d'America, la patria della sua famiglia e quella che molti ebrei come lui saranno costretti a scegliere nel ventesimo secolo.

D'altronde Singer era figlio di un rabbino (oltre che fratello dell'altrettanto straordinario scrittore Israel Joshua Singer) e non deve sorprendere dunque la presenza così pervasiva del tema ebraico nella sua opera. Si può recuperare in rete una vecchia intervista al premio Nobel fatta da Enzo Biagi e incentrata proprio sul rapporto tra lo scrittore e la cultura ebraica. Singer nel breve dialogo si muove con grande libertà tra i suoi ricordi, con un occhio anziano che pare essersi lasciato alle spalle le sofferenze e torna con piacere e nostalgia a momenti che gli dovevano sembrare appartenere a un passato molto remoto, e si concentra proprio sul significato che aveva nella famiglia il ruolo di rabbino del padre: da un rifiuto temporaneo dell'atmosfera religiosa che si respirava in casa, dettato anche da pose anticonformiste e da uno spirito da «libero pensatore», il passare degli anni e la maturità raggiunta con lo scorrere dell'età, lo hanno portato a riflettere su come ciò che è presente nel mondo non possa essere nato da un accidente, ma come ci debba essere qualcuno responsabile dell'origine di tutto.

A partire dal 2017, con il romanzo Keyla la rossa, la casa editrice Adelphi sta portando avanti la pubblicazione dell'opera dello scrittore con la cura di Elisabetta Zevi e i volumi che sono stati fino a oggi pubblicati sono già una testimonianza importante per conoscere il lavoro di uno tra i maggiori scrittori del Novecento. Come si diceva, Singer visse sulla sua pelle l'evento più violento di tutto il secolo e in ognuno di questi libri la cultura e il mondo ebraico sono protagonisti assoluti e hanno a che fare tanto con il mondo polacco e le origini dell'ebraismo in quella regione, quanto con la posizione della cultura ebraica negli Stati Uniti.

Appartiene per esempio al primo gruppo il romanzo Satana a Goraj, romanzo ambientato in un villaggio dell'Europa orientale nel XVII secolo: in una delle risposte più interessanti che Singer dà a Biagi, lo scrittore si concentra sul rapporto tra ebrei e polacchi, sottolineando le profonde differenze e la mancata assimilazione che ha portato gli ebrei a essere dei veri e propri stranieri. Una differenze segnata innanzitutto, e probabilmente in maniera decisiva, dalla differenza linguistica, tra il polacco e l'Yiddish, la lingua che portava con sé un trascorso in grado di rispecchiare le molteplici identità ebraiche e che Singer utilizzerà per la scrittura delle sue opere, in un tentativo di mantenere la lingua dell'esilio anche in una terra molto lontana. Satana a Goraj si inserisce proprio dentro queste tensione e racconta la storia di come a Goraj, shtetl della provincia di Lublino, gli abitanti del villaggio si abbandonarono alla violenze e a sostanziose licenze rispetto alle leggi, seguendo un progetto di redenzione presentato qualche decennio prima da un personaggio eccezionale profeta di una nuova era messianica, Sabbatay Tzevi. Nel racconto di violenze e della ricerca di una posizione nuova per il popolo ebraico stremato da povertà e diffidenza, si ritrova anche la riflessione di Singer rispetto al mondo a lui contemporaneo, dove non sembra essere cambiato molto con la violenza, vera occupazione umana secondo le parole di Singer a Biagi, che prosegue nel suo moto ciclico e perpetuo. Con la decisione deliberata di sconfessare le leggi e obbedire al sogno messianico gli uomini di Goraj avvertono la presenza diabolica del Satana del titolo che li porta a cancellare ciò che li teneva accomunati distruggendoli, ulteriormente, come comunità.

Un altro romanzo, ristampato da Adelphi, che ha come luogo di ambientazione la città di Lublino e ha per protagonista ancora una figura straordinaria, un personaggio eccezionale, Yasha Mazur, è Il mago di Lublino. Illusionista, saltimbanco, prestigiatore, Mazur è uno dei personaggi più interessanti dell'opera di Singer che in questo libro restituisce alla vita di un mago i misteri e i dubbi che si potrebbe immaginare questa abbia. Yasha ha una famiglia nel ghetto di Lublino, una moglie, Ester, e dei figli, prova un sentimento amoroso nei confronti della sua assistente, ma anche verso altre donne, fino a quando improvvisamente, per una di queste è pronto a cambiare vita. Yasha è deciso a lasciare tutto per seguire una vedova cattolica, Magda, e sua figlia, Halina, in un trasporto così passionale che lo potrebbe accompagnare anche verso una conversione al cattolicesimo. In questo romanzo, come in diverse opere di Singer, non si deve dare troppo retta al personaggio e all'ambientazione comica perché accade sempre qualcosa che rigira la vicenda e che dà la possibilità a Singer di mostrare al lettore la sua innata capacità di modulare i registri narrativi. Anche in questo caso infatti le vicende che si svolgono attorno al protagonista spalancano questioni esistenziali dalle forti tinte drammatiche e dalle soluzioni tutt'altro che semplici. Ogni volta che i suoi racconti incontrano elementi di difficoltà ecco che giunge la religione, il tema dell'ebraismo declinato in una chiave se possibile più terrena, ovvero nella riflessione sul rapporto tra l'uomo e la Legge, tra la fallibilità e la menzogna umana e la verità che appartiene al divino. Singer riesce sempre a dare voce ai malesseri e alle irrequietezze che contraddistinguono gli uomini di ogni tempo, nel caso di questo romanzo immergendoli in un processo che porta un uomo a vivere un movimento dal suo desiderio carnale all'unione perfetta con Dio.

Ma cosa succede quando queste comunità orientali e questi uomini complessi devono spostarsi per provare a fermare, ancora una volta, la violenza nei loro confronti? È ciò su cui si concentrano molti dei romanzi di Singer, come accade per esempio in Il ciarlatano, romanzo che mette in scena le vicende di un uomo polacco che giunge negli Stati Uniti dopo la fuga dall'Europa. Il protagonista si chiama Hertz Minsker ed è ciò che suggerisce il titolo: impegnato a non lavorare e cercare qualsiasi modo per sviare da questo impegno oneroso, intelligente nel riuscire a vivere sulle spalle degli amici e dei parenti che a differenza di lui sono molto ricchi, Hertz si diletta nell'arte della seduzione e sembra non riuscire a fare a meno delle donne, «il suo oppio», che oltre a essere oggetto privilegiato di desiderio sono anche il luogo di origine dei guai e delle incomprensioni che costellano il romanzo. A fare da contraltare a questi atteggiamenti sta la sua profonda erudizione: la conoscenza puntuale del Talmud, ma anche delle lingue antiche come il greco e il latino, dipingono uno dei personaggi più riusciti di Singer, un uomo che dietro l'apparente natura di edonista indomito e mai sazio, nasconde una mente eccezionale, fulminea nel ragionamento, limpida nelle sue conclusioni. Si tratta però di una mente che non riesce a fermare del tutto le forze interiori che costringono Hertz a vivere in quel modo, in una rappresentazione plastica dello scontro complesso e senza momenti di pace tra quel tipo di vita e un pensiero dal sapore quasi sapienziale che continuamente si arrovella fino ad arrivare all'interrogazione più profonda e urgente, quella su Dio e sul posto dell'uomo nel mondo.

Anche il romanzo Nemici. Una storia d'amore, altro tassello importante nell'opera dello scrittore, ruota attorno alle relazioni amorose di un uomo intelligente, disilluso e inetto, Hermann, sopravvissuto allo sterminio nazista grazie alla protezione di una contadina polacca e che ora si trova negli Stati Uniti. A Jadwiga, questo il nome della contadina che lo ha salvato, che si è trasferita con lui negli Stati Uniti e che è estremamente rispettosa e dimessa nei suoi confronti, si unisce anche un'altra donna, Masha, con la quale Hermann ha una appassionata relazione carnale consumata nella casa di lei, dove la madre ascolta le voci dei sopravvissuti allo sterminio nazista senza riuscire a darsi una spiegazione per tanta violenza. Due tipi di donne estremamente diverse perché laddove Jadwiga è calma e dimessa, Masha è affascinante e lussuriosa. Ma il triangolo amoroso è destinato a complicarsi ulteriormente perché arriva a New York la moglie di Hermann, che non è morta durante la guerra come lui pensava, da cui lo divide il solco profondo lasciato dalla morte dei figli. Ancora un romanzo basato sulle relazioni amorose (alla fine Hermann sposerà anche Masha e sarà così tre volte marito nello stesso tempo) che però porta con sé una riflessione profonda, e probabilmente anche autobiografica, sulle possibilità di ricostruire una nuova vita in un luogo sconosciuto, portandosi dietro un passato che sembra nello stesso tempo appartenere a un'altra vita eppure fa sentire ancora tutto il suo peso. Ma ancora una volta, tra le molteplici difficoltà, entra in gioco l'aspetto religioso. Quando inizia a perdersi nel vortice delle scelte sbagliate e delle bugie Hermann infatti arriva a cercare conforto nella Bibbia, una strada possibile mentre tutto gli crolla attorno, mentre le donne, di cui scopre la necessità per il conforto e il sostegno che riescono a dargli e non solo per l'aspetto carnale, iniziano a scoprire i suoi segreti. Sarà proprio Jadwiga, la donna che forse in misura minore incarna per Hermann il sentimento dell'amore, a mantenere e dare nuova linfa all'identità ebraica alla fine della vicenda, convertendosi all'ebraismo e dando alla luce un figlio, mentre per il protagonista sembra non possa mai arrivare la pace: «Nella tristezza si consuma la mia vita e i miei anni tra i sospiri, vien meno per mia colpa la mia forza e si consumano le mie ossa. Sono diventato un obbrobrio per tutti i miei nemici, una cosa spregevole per i miei vicini, e il terrore dei miei conoscenti».

L'ultimo libro di Singer pubblicato da Adelphi è Ombre sullo Hudson, pubblicato in origine in yiddish sul The Jewish Daily alla fine degli anni Cinquanta, ma raccolto in volume con la traduzione inglese solo negli anni Novanta. Si tratta di un romanzo che pare ricalcare la vicenda di Nemici, per l'ambientazione e le relazioni tra i vari personaggi. Il protagonista Hertz, che condivide il nome con il suo omologo in Nemici, è ancora un uomo ebreo polacco che si è trasferito a New York ed è, sempre come l'altro Hertz, coinvolto in relazioni con tre donne diverse, sua moglie Leah (di cui si intuisce subito la posizione subalterna quando nelle prime pagine Singer scrive che Hertz «aveva una famiglia, ma apparteneva a quella categoria di uomini che quando fanno visita agli amici lasciano a casa la moglie»), Esther e Anna, figlia di Boris Makaver, che vive in un palazzo nell'Upper West Side che gli riporta alla mente Varsavia e dove invita gli amici, come lui ebrei scappati dall'Europa. La storia è ambientata nel 1947, dopo la seconda guerra mondiale e le violenze naziste, e tutti i personaggi, perlopiù benestanti polacchi di religione ebraica, portano sulle loro spalle il peso di essere sopravvissuti, sensazione che con lo scorrere del romanzo si fa sempre più pressante e porta alcuni dei personaggi a deragliare dai binari della normalità, come accade a un matematico che si affida alla parapsicologia con l'illusione di poter ritrovare la moglie uccisa dai nazisti. Come in tutta l'opera di Singer gli aspetti della vita e dell'educazione ebraica fanno continuamente capolino nelle menti dei protagonisti, tutti immediatamente tratteggiati da Singer nelle prime pagine del romanzo, anche in Hertz che ha consapevolezza di come Dio sarà sempre presente nella sua esistenza (rifletterà nel corso del romanzo sul fatto che la Torah è forse l'unica strada per trovare un ordine al mondo), nel ricordo della vita trascorsa da praticanti in Polonia, altre volte invece nell'improvviso e fulmineo ricordo di un versetto dell'Antico Testamento («Il Signore non era nel vento, né nel terremoto» ricorda subito nelle prime pagine Boris Makaver quando ha bisogno di rilassare la mente).

Ombre sullo Hudson è ancora una dimostrazione della grandezza di Singer come narratore e creatore di storie e quindi si presenta come un ulteriore invito ad addentrarsi all'interno dell'opera di uno degli scrittori più importanti del Novecento, maestro, come in questo romanzo, nel riuscire a intrecciare le storie individuali, e spesso sgangherate, dei suoi personaggi con un'interrogazione continua a testarda che sfiora i dubbi dell'esistenza e i misteri della religione, dal punto di vista privilegiato di chi, per tutta la vita e come i suoi personaggi, ebbe con questa una relazione complessa e movimentata.

Ombre sullo Hudson di Isaac Bashevis Singer

Ci sono scrittori così affascinanti, ha notato Manganelli, che riescono a cambiarti l’umore: scrittori come Singer, capace di creare personaggi simili a «figure da affresco, pantografie, immagini proiettate sulle nubi». È la grandezza che qui sprigiona il seducente e contradditorio Hertz Grein, tormentato da un’insaziabile sete carnale – si divide infatti fra la virtuosa moglie Leah, la minacciosa amante Esther e Anna, il nuovo amore – e insieme dal richiamo di un’osservanza religiosa al cui rigore non sa sottomettersi, pur riconoscendo che si tratta di «una macchina da guerra per sconfiggere Satana».

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Il ciarlatano di Isaac Bashevis Singer

Appena arrivati a New York, nei primi anni della guerra, gli ebrei polacchi dicono tutti la stessa cosa: «L’America non fa per me». Ma poi, a poco a poco, la maggior parte di loro in qualche modo si sistema, «e non peggio che a Varsavia». Non così il protagonista di questo romanzo, Hertz Minsker, che gira a vuoto, si barcamena, vive alle spalle degli amici ricchi, o delle donne che riesce a sedurre. Di queste ultime Minsker non può fare a meno: le avventure amorose sono «il suo oppio, le sue carte, il suo whisky», ogni giorno deve portare «nuovi giochi, nuovi drammi, nuove tragedie, nuove commedie».

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Il mago di Lublino di Isaac Bashevis Singer

Formidabile personaggio Yasha Mazur, soprannominato il Mago di Lublino: illusionista, saltimbanco, ipnotizzatore, capace di liberarsi da qualunque corda e di aprire qualunque serratura – ma anche minacciato dalla noia, malato di irrequietezza, sempre affamato di «nuovi trucchi e nuovi amori». E, come altre figure magistralmente tratteggiate da Singer, combattuto fra insaziabili appetiti carnali e nostalgia degli antichi riti della sua religione.

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Matteo Moca, dottore di ricerca in Italianistica, è insegnante e critico letterario. Ha pubblicato la monografia, Tra parola e silenzio. Landolfi, Perec, Beckett (La scuola di Pitagora, 2017) e ha curato Madonna di fuoco e Madonna di neve di Giovanni Faldella (Quodlibet, 2019). Si occupa in particolare dell'opera di Tommaso Landolfi, e, tra gli altri, di Elsa Morante, Anna Maria Ortese e Georges Perec, oltre che delle convergenze tra letteratura e scienze umane. Scrive di letteratura contemporanea su quotidiani e riviste.

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