Prima di leggere i Tarocchi, leggi questi libri
Per avventurarsi nei tarocchi può bastare un mazzo. Prendetene uno classico, che siano i tarocchi di Marsiglia, o i più moderni Rider Waite Smith, ideati all’inizio del Novecento dal filosofo A. E. Waite e dall’artista Pamela Colman Smith, entrambi appartenenti all’Ordine Esoterico della Golden Dawn, e pubblicati dall’editore Rider; o i tarocchi di Thoth, creati dal mago Aleister Crowley e illustrati da Frieda Harris, o una delle moltissime varianti disponibili oggi in un mercato che sembra inesauribile. I tarocchi, quale libro muto di immagini, uniscono la dimensione del gioco e la via iniziatica di accesso al sé e al mondo, ed è probabilmente a causa della loro doppia natura, alta e popolare, che si rinnovano nell’immaginario moderno, proliferando in mazzi artistici dalle più svariate ambientazioni. Ogni mazzo nelle mani di un lettore è un nuovo libro che prende vita. Esiste però ovviamente una vasta letteratura per orientarsi nell’interpretazione delle carte, che ne percorre le rotte storiche, i significati divinatori, le implicazioni mistiche, le declinazioni contemporanee pratiche e spirituali. Sebbene sia impossibile creare una lista bibliografica esaustiva, si può almeno provare a darne una indicativa, includendo sia libri ormai classici, che altri moderni dove si predilige un approccio intuitivo a quello prettamente divinatorio.
Seguirò un ordine personale, niente affatto cronologico, cominciando con una possibile risposta alla domanda: cosa sono i tarocchi?
Nel mio saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi, dove suggerisco un approccio intuitivo e aperto alle immagini degli Arcani, scrivo:
“Li guardo mentre si allungano in oggetti familiari: coppe, spade, bastoni, denari – lascio che un’immagine porti all’altra, cosicché la coppa diviene calice dell’acqua della vita; la spada una lama che separa il giusto dall’ingiusto; il bastone si fa bacchetta di rabdomante; i denari tintinnano in una moneta che dice la fortuna. A loro si affiancano le più strane fra le apparizioni. Umani appesi a un laccio o incatenati a un demone, donne ultraterrene chine su un ruscello, vecchi incappucciati sul sentiero di una montagna ostile, cani e lupi che rivolgono il loro canto alla luna: cosa rappresentano? Porteranno sfortuna a chi le scopre? Provengono dagli antichi, si adattano alla frenetica modernità, perché ci avvincono, perché ne scrivono i poeti, perché le cercano gli artisti per ritrarle continuamente in nuove forme e scene? Ci saranno d’aiuto? Parlano? E in nome di chi?”
Ecco, le immagini potrebbero essere semplicemente sé stesse, senza altro scopo. Forse per questo motivo sono profondamente sagge – non è possibile pronunciare su di loro la parola definitiva, la eludono e mantengono il mistero.
“Si dice che i Tarocchi descrivano pittoricamente la Saggezza Eterna”, scrive John D. Blakeley nella sua opera La torre mistica dei tarocchi, dove esplora l’origine dei quattro semi e degli Arcani maggiori seguendo le rotte degli “Zingari” fra la tradizione cabalistica, il mito orfico, il sufismo, il misticismo tibetano, lo yoga e le leggende cristiane del Santo Graal. Nel suo Il simbolismo dei tarocchi. Filosofia dell’occultismo nelle figure e nei numeri, l’esoterista russo P.D. Ouspensky, seguace di Gurdjieff, li definisce una “macchina filosofica” in pieno stile medievale, un “abaco filosofico”. Essi infatti
- Offrono la possibilità di specificare in varie forme grafiche (…) idee che sono difficili se non impossibili da esprimere in parole;
- Sono uno strumento della mente, uno strumento che può servire ad allenare la capacità combinatoria delle associazioni mentali
- Sono un dispositivo per esercitare la mente, per abituarla a concetti nuovi e più profondi, per arrivare a pensare in un mondo di dimensioni più elevate, e per comprenderne i simboli”.
Sebbene ognuna delle carte abbia la sua propria simbologia, solo tutte insieme formano un libro collettivo, dove ogni Arcano si chiarifica negli altri, addirittura ci si riflette, evocando, come suggerisce Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, quelle storie dove passato, presente, futuro si mescolano e mostrano. Come l’opera di Calvino i tarocchi sono narrazione e visione, non si esauriscono nella singola carta. A tal proposito cito da La via dei tarocchi di Alejandro Jodorowsky:
“La maggior parte degli autori di libri sui Tarocchi si limita a descrivere e analizzare una carta dopo l'altro, senza immaginare il mazzo nel suo insieme. Invece, il vero studio del significato di ciascun Arcano comincia con una disposizione coerente di tutti i Tarocchi: da ogni dettaglio, per quanto piccolo, partono le linee di unione che toccano tutte le 78 carte”.
Porto un esempio pratico, utilizzando l’iconografia dei marsigliesi: basta voltare l’Imperatore e l’Appeso per notare come le due figure incrocino le gambe nello stesso modo, ad angolo retto – il primo seduto sul trono, il secondo rovesciato. Non è certo una semplice casualità. Dunque per leggere un libro sui tarocchi è consigliabile avere un mazzo a portata di mano, per saper guardare oltre che leggere.
Quale libro collettivo li interpreta anche il recente I tarocchi e la tradizione iniziatica. La sapienza delle carte di Daniele Palmieri, che offre nella prima parte la vicenda dei tarocchi in occidente, nella seconda una storia simbolica che attraversa l’Europa medievale e rinascimentale, e infine nella terza li mostra come strumento di comprensione per i cicli cosmici, o le quattro età dall’oro, argento, bronzo, ferro, del mondo. Concentrandosi soprattutto sugli Arcani Maggiori, indubbiamente i più ricchi a livello metaforico e archetipico, Palmieri tratta i tarocchi come strumenti del cammino iniziatico, attraverso cui ristabilire l’armonia perduta fra microcosmo umano e macrocosmo.
Mappa filosofica, libro collettivo, viaggio simbolico, cammino iniziatico, sono tutti termini che ogni appassionato conosce presto.
Procedo disordinatamente spostandomi dalle definizioni ad alcuni classici, immancabili in ogni biblioteca dedicata alle carte.
Incontriamo il classico ottocentesco dell’esoterista svizzero Oswald Wirth, I tarocchi, con le figure degli Arcani Maggiori disegnate da lui stesso, dove l’autore spazia dal simbolismo alchemico a quello cabalistico, offrendo soprattutto un apparato grafico in cui gli Arcani sono divisi in gruppi e sottogruppi numerici, e letti attraverso le tre categorie di spirito, anima e corpo.
Spostandosi nel mondo anglosassone, troviamo La chiave pittorica dei tarocchi di A. E. Waite, dove l’autore detta le linee interpretative al mazzo da lui pensato, discostandosi dai marsigliesi, e presentando scene illustrate e figure anche negli Arcani Minori, ovvero spade, coppe, bastoni, pentacoli, come già era accaduto nel mazzo italiano Sola Busca, del tardo Cinquecento. Oltre al testo di Waite si può consultare quello altrettanto sintetico di S.L. Macgregor Mathers, Guida ai tarocchi, dove l’autore fornisce brevi significati degli Arcani Maggiori, chiamati “chiavi”, unendoli in un racconto iniziatico che nasce nella volontà umana (Il Mago) e si conclude nel Giudizio, mentre al Matto e al Mondo, follia e cosmo, viene lasciato un ruolo sibillino.
Molti dei libri sui tarocchi si concentrano, come è prevedibile, sui ventidue Arcani Maggiori, assunti a metafore del viaggio cosmico e individuale. Fra questi meritano un posto speciale le Meditazioni sui tarocchi. Un viaggio nell’ermetismo cristiano, due volumi anonimi, pubblicati negli anni Ottanta, forse il testo che più di altri affronta il mazzo attraverso la tradizione esoterica cristiana. Ogni Arcano Maggiore viene presentato in una lettera indirizzata al Caro Amico Sconosciuto. Magia sacra, mistica gnosi si fondono in quest’opera non adatta a tutti, ma sicuramente consigliato a chi voglia fare i conti, indipendentemente dalla sua propria fede, con il contesto religioso e spirituale in cui i tarocchi sono nati. Come ogni mistico l’anonimo è un amante della prassi: i libri sacri sono esercizi spirituali che si riflettono nelle immagini.
“Lo scopo degli esercizi spirituali è la profondità. Bisogna diventare profondi per poter cogliere l’esperienza e la profonda conoscenza delle cose. Ed è il simbolismo la lingua della profondità, così come gli arcani espressi dai simboli sono il mezzo e lo scopo degli esercizi spirituali di cui è composta la Tradizione vivente della filosofia ermetica”.
Negli anni duemila l’approccio filosofico e mistico ha lasciato più spazio a quello psicologico, di cui forse l’esempio più noto in Italia è il già nominato Alejandro Jodorowsky insieme a Marianne Costa con La via dei tarocchi, in cui sono presi in esame sia i Maggiori che i quattro semi. Spiega l’autore:
“Invece di usare il Tarocco come una sfera di cristallo, come uno strumento per esotici veggenti che descrivono un ipotetico futuro, l'avrei messo al servizio di una nuova forma di psicoanalisi, la tarologia”.
Insieme al maestro Philippe Camoin, Jodorowsky ricostruisce i settecenteschi tarocchi di Marsiglia, rielaborando nelle immagini simboli e particolari trovati in vari mazzi dell’epoca diffusi in Europa. L’operazione è un gioco affascinante e ammirevole, che di sicuro permette di addentrarsi in ogni dettaglio del mazzo, comprendendone il potere rivelatorio e combinatorio. Il limite, a mio avviso e da estimatrice dei sistemi Rider Waite Smith e di Thoth, è la riduzione della straordinaria ricchezza dei tarocchi a un unico mazzo, ritenuto più sintetico ed efficace. Proprio per la loro natura di gioco i tarocchi possono al contrario aprirsi a molte letture e rappresentazioni. Trovo tuttavia molto interessante fra i metodi di lettura l’utilizzo di dieci e più carte che, se da una parte rendono lenta e lunga l’esplorazione, dall’altra creano un vero pattern narrativo, pagina dopo pagina, come un romanzo di formazione o d’avventura.
Quali figli dell’approccio psicologico e intuitivo voglio nominare due pubblicazioni recenti di autori italiani: Matto per il Mondo. Un percorso di crescita di Michele Ceccato, che usa il Matto (lo zero, la follia, l’entusiasmo, la possibilità) e il suo Viaggio negli altri Arcani per invitare ognuno a costruire la propria storia con le immagini; e Meditare con i tarocchi di Chiara Moscatello, che propone una lettura meditativa, allontanandosi dunque da quello prettamente divinatorio. L’osservazione di ogni carta diventa un atto contemplativo di sé e della situazione e, se volessimo aggiungere un po’ di magia, un incantesimo per evocare quanto si desidera.
Fra le traduzioni merita senz’altro di essere nominato Tarocchi intuitivi della Tarot Lady Theresa Reed, il cui sito è un punto di riferimento per la comunità internazionale dei lettori di carte.
Ho lasciato da ultimo alcuni libri del cuore, incomprensibilmente non ancora tradotti. Fra questi i primi sono le opere di Rachel Pollack, fra cui spiccano 78 degrees of Wisdom e il successivo ampliamento, forse addirittura più bello, Tarot Wisdom. I due volumi esplorano le settantotto carte dei tarocchi Rider Waite Smith, aprendosi a confronti con mazzi più recenti. Rachel Pollack si muove fra storia, mito, letteratura con uno sguardo attento ai fatti minimi della vita, che possono svelare all’improvviso il significato di una carta. Avverte il suo lettore che i tarocchi hanno sì un valore spirituale e archetipico, ma il Carro potrebbe rivelare la sua potenza mentre siamo alla fermata dell’autobus, il Matto in un qualsiasi arcobaleno urbano, e un Sei di Spade apparirci mentre osserviamo distrattamente la riva del mare. Lo straordinario è il quotidiano. Ricordiamoci che l’Imperatrice è certo la divinità materna, fulgida e buia che nutre la terra, ma si può manifestare ovunque, e in chiunque: basta essere pronti a riconoscerla, guardando in basso come in alto, secondo la buona saggezza ermetica.
Segue Tarot For Yourself, di Mary K. Greer, un classico nel mondo anglofono, dove l’autrice impiega schemi, esercizi, idee, per incoraggiare l’uso dei tarocchi quale scoperta e indagine di sé stessi in un gioco che continuamente porta a riconoscere il nostro carattere, gli amici, i parenti e le situazioni della nostra esistenza nelle immagini. Chiudo con il monumentale The Holistic Tarot di Benebell Wen, libro da consultazione più che da lettura, pieno di tavole, indicazioni, metodi e associazioni simboliche, basato sul mazzo Rider Waite Smith.
Concludo con un gioco, come questa lista stessa: aggiungete voi i libri che mancano, cercate, esplorate. Ricordate però sempre la regola base per avvicinarsi alle carte: una volta letti i libri, preso appunti, meditato, chiudeteli e … dimenticateli. Girate le carte davanti a voi e osservate la prima parola della vostra storia.
Il simbolismo dei tarocchi
L'interesse di P. D. Ouspensky per i tarocchi risale ai primissimi anni del Novecento, e precede l'incontro con Gurdjieff. Affascinato dalla misteriosa struttura delle carte, nel 1913 pubblica questo breve saggio in cui racconta, con stile poetico e immaginativo, la macchina filosofica rappresentata dai 22 arcani maggiori. Nell'interpretazione del filosofo russo, i tarocchi sono un vero e proprio "libro" di simbolismo ermetico che permette di accedere a un mondo più ampio e profondo. La disposizione delle carte in forma di triangolo proposta da Ouspensky è la rappresentazione della relazione metafisica tra Dio, l'Uomo e L'universo.
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Il castello dei destini incrociati
"Mi sono applicato soprattutto a guardare i tarocchi con attenzione, con l'occhio di chi non sa cosa siano, e a trarne suggestioni e associazioni, a interpretarli secondo un'iconologia immaginaria. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla." (Dalla 'nota' di Calvino all'edizione del 1973) Le storie intrecciate di un gruppo di viaggiatori che il destino ha radunato in un castello. Il loro unico modo di comunicare è rappresentato da un mazzo di tarocchi.
La Via dei Tarocchi
Da più di quarant’anni Alejandro Jodorowsky si dedica allo studio dei Tarocchi, una parte fondamentale del suo percorso artistico e terapeutico. Ogni mercoledì, quando è a Parigi, lo si può incontrare in un caffè vicino a casa mentre legge i Tarocchi a chi lo desidera. È sempre disponibile a leggere nell’inconscio di chi incontra ma, a differenza di altri, non chiede denaro, non dà consigli e non parla del futuro. I Tarocchi sono per Jodorowsky allo stesso tempo uno specchio dell’anima e uno strumento terapeutico: aiutano a sviluppare la coscienza e a vivere e capirsi meglio, “conoscersi psicologicamente e storicamente”.
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Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi
La lettura dei tarocchi è considerata un’arte nebulosa e misticheggiante, oppure buona per chi crede nelle superstizioni e nella malasorte. Francesca Matteoni, folklorista, scrittrice e poetessa, ci conduce invece attraverso un percorso immersivo in cui l’esperienza personale si mescola alla letteratura, alla storia e alla poesia, per evocare i significati e i misteri di ognuna delle carte. Il contatto con gli Arcani avviene qui sul piano del magico, lasciando che gli archetipi e le immagini parlino, raccontandosi o nascondendosi, eludendo interpretazioni definitive e aprendosi, quindi, alla voce del lettore con la sua vicenda umana e le sue intuizioni
Visualizza eBookFrancesca Matteoni (Pistoia, 1975) conduce laboratori di tarocchi, fiaba e poesia ed è fra i redattori di Nazione Indiana. Ha pubblicato vari libri di poesia, fra cui Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014) e il romanzo Tutti gli altri (Tunué, 2014). Ha all’attivo pubblicazioni accademiche, tra cui: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I suoi ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019) e il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico Di Vita. Abita con il suo gatto.